In provincia gli over65 sono più di 230mila: il sindacato dei pensionati in prima linea tra diritti e territorio
Lo SPI CGIL si racconta con il segretario Giacomo Licata nella rubrica “La Materia del Giorno” di VareseNews: una rete di 60 presidi, 150 volontari e tanti progetti per accompagnare gli anziani nel presente
Qual è oggi il ruolo di un sindacato dei pensionati e perché la sua presenza è sempre più centrale nei territori? È stato questo il filo conduttore della puntata de La Materia del Giorno, la rubrica della webtv di VareseNews a Materia, durante la quale il direttore Marco Giovannelli ha intervistato in diretta Giacomo Licata, segretario provinciale dello SPI CGIL.
Nel corso del confronto, Licata ha chiarito innanzitutto la funzione dello SPI, il sindacato dei pensionati della CGIL, partendo da un dato demografico che fotografa bene la realtà della provincia di Varese: circa 230mila persone hanno più di 65 anni, quasi il 25% della popolazione, e di queste circa 70mila hanno superato gli 80 anni. Una fascia di cittadini che, terminata l’attività lavorativa, si trova spesso ad affrontare bisogni nuovi e complessi, legati alla sanità, al reddito, alla mobilità e alla solitudine.
«Quando si smette di lavorare non si smette di avere diritti e necessità – ha spiegato Licata – ma spesso questi bisogni non trovano spazio nel dibattito pubblico né risposte automatiche nel sistema di welfare». È in questo spazio che si inserisce l’azione dello SPI, con l’obiettivo di rappresentare e tutelare una parte consistente della popolazione, intercettandone i bisogni e facendoli emergere.
Un aspetto centrale dell’attività del sindacato dei pensionati è il presidio territoriale. In provincia di Varese lo SPI è presente in circa 60 comuni, quasi la metà del totale, grazie a una rete di sedi e recapiti che consentono un contatto diretto e prossimo con le persone. L’apertura recente di una nuova sede a Gallarate e quella imminente nel quartiere di San Fermo, a Varese, rispondono proprio a questa logica: portare servizi e ascolto nei luoghi dove vivono i cittadini, anche in aree spesso raccontate solo attraverso episodi di cronaca, ma ricche di relazioni, scuole, oratori e investimenti pubblici.
Questa presenza è resa possibile anche dall’impegno di circa 150 volontari che operano sul territorio provinciale. Il loro lavoro si concentra in particolare sull’individuazione dei cosiddetti “diritti inespressi”: prestazioni e misure di sostegno previste dalla normativa, ma non erogate automaticamente. Dalla quattordicesima mensilità agli assegni familiari per pensionati invalidi, dall’assegno di vedovanza ad altre integrazioni al reddito, si tratta di opportunità che spesso restano sconosciute a chi ne avrebbe diritto se non c’è qualcuno che le spiega e aiuta a richiederle.
Nel dialogo con Giovannelli è emersa anche la differenza tra lo SPI e altre realtà associative, come le ACLI, con cui esiste una collaborazione consolidata, in particolare sul fronte della sanità e delle liste d’attesa. «Ciò che ci contraddistingue come sindacato – ha sottolineato Licata – è la contrattazione». Accanto alla tutela individuale, lo SPI svolge infatti un’azione di rappresentanza collettiva, sedendosi ai tavoli con comuni, enti locali e aziende sanitarie per negoziare interventi concreti a favore dei cittadini anziani.
Nel solo 2025, lo SPI CGIL di Varese ha incontrato circa 30 amministrazioni comunali, arrivando in alcuni casi alla firma di accordi su temi fiscali e sociali. Tra gli esempi citati, l’innalzamento delle soglie di esenzione dell’addizionale comunale IRPEF e l’introduzione di una maggiore progressività fiscale, strumenti che possono incidere in modo diretto sul potere d’acquisto dei pensionati con redditi più bassi.
Le criticità cambiano anche in base alle aree del territorio. Se nei grandi centri urbani i problemi sono diversi, nelle zone delle valli e nei comuni più piccoli emergono con forza le difficoltà legate alla mobilità e all’accesso ai servizi, in particolare sanitari. In questi contesti, ha spiegato Licata, lo SPI è spesso l’unica realtà organizzata presente in modo continuativo, talvolta ospitata negli stessi spazi messi a disposizione dai comuni.
Ampio spazio è stato dedicato al tema della sanità, considerato una priorità trasversale. Lo SPI, insieme alla CGIL e ad altre associazioni del territorio, ha attivato sportelli dedicati alle liste d’attesa in diverse località, tra cui Marchirolo e Laveno Mombello, per aiutare i cittadini a orientarsi tra prenotazioni rinviate e visite senza data. Accanto a questo, resta aperta la questione delle Case di Comunità, strutture pensate per rafforzare la sanità di prossimità dopo la pandemia ma che, in molti casi, non hanno ancora raggiunto gli obiettivi previsti, mancando di servizi diagnostici di base e di una reale integrazione con il territorio.
Nel corso dell’intervista, Licata ha anche riflettuto su come sia cambiato nel tempo il profilo degli iscritti allo SPI. Se in passato si trattava spesso di ex lavoratori che proseguivano una militanza sindacale iniziata in fabbrica, oggi la realtà è diversa: molte persone si rivolgono al sindacato per bisogno, per orientarsi tra pratiche complesse, per superare il divario digitale. Non a caso, lo SPI è diventato negli ultimi anni anche un punto di supporto per l’attivazione dello SPID e per l’accesso ai servizi online, indispensabili per la gestione della propria posizione previdenziale.
In chiusura, il segretario dello SPI CGIL ha rilanciato una riflessione di più ampio respiro sul futuro e sul rapporto tra generazioni. «Dobbiamo superare una narrazione che mette giovani e anziani gli uni contro gli altri – ha affermato – e costruire invece un patto intergenerazionale». Secondo Licata, le conquiste ottenute in passato attraverso il lavoro e le lotte sociali possono e devono diventare un patrimonio condiviso, da difendere e ripensare insieme in una società profondamente cambiata.
Una visione che guarda oltre l’emergenza e rivendica un ruolo attivo dei pensionati non solo come destinatari di servizi, ma come parte integrante di una comunità chiamata a progettare il proprio futuro.
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