Trentacinque anni fa Giuliano Amato privatizzò le banche
Una svolta storica per il credito italiano: il Decreto Legislativo 356 del 1990 trasformò le banche pubbliche in società per azioni, ridisegnando il rapporto tra finanza, mercato e sviluppo economico
A trentacinque anni dalla Legge Amato, il sistema bancario italiano ricorda una riforma che ha segnato una svolta storica. Con il Decreto Legislativo 356 del 1990 prese avvio il processo di privatizzazione delle banche pubbliche, trasformate in società per azioni, ridefinendo in modo profondo l’assetto del credito nel Paese e il rapporto tra finanza, mercato e sviluppo economico.
Così lo storico Paul Ginsborg in ” L’Italia del tempo presente” (Einaudi) ricorda quella stagione riformatrice: «La riforma di Amato del sistema bancario mirava ad aprire le banche pubbliche a un’autentica concorrenza. A lungo andare, tuttavia, i gruppi politici presenti nel settore approfittando della “golden share” del 51% riservata allo Stato per minimizzare il cambiamento».
Lo stesso ministro in “Due anni al Tesoro” (Il Mulino) spiegava le ragioni di quella scelta: «Togliere gli operatori finanziari e bancari dallo strano impasto in cui li ho trovati, fatto di libertà da ogni regola da un verso e di soggezioni e minute regolazioni amministrative per l’altro».
LA BIODIVERSITÀ BANCARIA
Quella riforma non produsse un modello unico, ma favorì la coesistenza di soggetti diversi per natura giuridica, dimensione e missione. È in questo pluralismo che si colloca il valore della biodiversità bancaria, una ricchezza strutturale che consente al sistema di essere più equilibrato, capace di rispondere alle esigenze differenziate di famiglie, imprese e territori, e al tempo stesso più solido sul piano della stabilità complessiva. Nel corso di questi trentacinque anni, la biodiversità del sistema bancario si è rivelata un fattore di tutela per i risparmiatori-investitori e di sostegno all’economia reale.
EVITARE L’OMOLOGAZIONE DEL CREDITO
La presenza di modelli di business differenti ha contribuito a evitare una eccessiva omologazione del credito, riducendo i rischi sistemici e rafforzando la resilienza del settore di fronte alle crisi. Oggi, a distanza di oltre tre decenni, l’eredità della Legge Amato si confronta con nuove sfide. La crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance e l’affermazione dei criteri ESG richiedono un sistema bancario in grado di integrare obiettivi economici e responsabilità di lungo periodo. In questo scenario, la biodiversità non è solo un lascito del passato, ma una leva strategica per accompagnare uno sviluppo più equilibrato e duraturo.
GIULIANO AMATO ANCORA PROTAGONISTA
La capacità di mantenere un mercato finanziario articolato, in cui convivono istituti con finalità imprenditoriali diverse, rappresenta ancora oggi uno dei punti di forza del sistema bancario italiano. Un patrimonio costruito anche grazie alla riforma del 1990, che continua a offrire spunti di riflessione sulle scelte future del credito.
E chi poteva dunque se non Giuliano Amato coordinare i lavori del convegno “Il valore della biodiversità nel sistema bancario, a 35 anni dalla Legge Amato”, in programma venerdì 16 gennaio a Grosseto, presso la Fattoria La Principina, organizzato da Banca Tema e dal Polo Universitario Grossetano.
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