Dopo Torino e Rogoredo il sindacato SIAP attacca: “Poliziotti soli e senza tutele, la violenza non è tollerabile”
Il segretario provinciale SIAP Giuseppe Tedesco, dopo i gravi fatti di Torino di sabato scorso, richiama il dibattito “a un piano di realtà, diritto e responsabilità istituzionale”.
Il segretario provinciale SIAP Giuseppe Tedesco, dopo i gravi fatti di Torino avvenuti sabato scorso 31 gennaio, richiama il dibattito “a un piano di realtà, diritto e responsabilità istituzionale”. Le immagini, sottolinea, mostrano non una semplice colluttazione ma un attacco organizzato e violento contro chi rappresenta lo Stato, in continuità con quanto avvenuto a Rogoredo. (immagine di repertorio)
Il SIAP di Varese fa propria la posizione del segretario nazionale Giuseppe Tiani: «non è più tempo di indulgenza verso chi usa la violenza come linguaggio politico, perché bombe carta, razzi, assalti ai cordoni e colpi agli operatori sono “guerriglia urbana”, non diritto di manifestare. Colpire deliberatamente un poliziotto significa colpire lo Stato e la sicurezza di cittadini, famiglie e commercianti» per il sindacato non possono esserci ambiguità né giustificazioni ideologiche.
Tedesco richiama la normativa che consente agli agenti di reagire per respingere una violenza grave e attuale, a tutela dell’incolumità personale e dell’autorità pubblica. Un colpo alla testa con un oggetto contundente è oggettivamente a rischio di esiti irreversibili o letali; ciononostante, in episodi come Torino l’arma non è stata usata. Non per mancanza di pericolo, sostiene il SIAP, ma perché gli operatori sanno che ogni intervento può trasformarsi in un “percorso giudiziario automatico”, penale e risarcitorio, spesso sganciato dal contesto.
Il sindacato denuncia come l’incertezza normativa e regole di ingaggio ambigue generino esitazione proprio nei momenti più critici. A ogni fatto grave seguono dichiarazioni su stipendi da aumentare, tutele da rafforzare e “poliziotti da non lasciare soli”, ma, secondo il SIAP, queste restano in gran parte parole da campagna elettorale o talk show, non accompagnate da riforme concrete. Intanto ai sindacati viene dato poco spazio e si continua a raccontare una realtà rassicurante fatta di statistiche sui reati in calo, che non considera il fatto che sempre più cittadini rinunciano a denunciare, alimentando la percezione di impunità.
Nel comunicato si descrive anche il “dopo” per un agente ferito: superata l’emergenza, spesso rientra al lavoro senza un vero supporto psicologico o assistenziale, anticipando di tasca propria spese sanitarie e di riabilitazione e perdendo, nei mesi di convalescenza, una quota importante delle indennità operative. Il danno, sottolinea Tedesco, non è solo fisico ma anche economico e morale: frustrazione, senso di esposizione, consapevolezza di non sentirsi adeguatamente difesi, mentre chi ha aggredito può restare libero o beneficiare di letture indulgenti.
Il SIAP esprime piena solidarietà ai feriti e chiede che si proceda rapidamente all’identificazione dei responsabili e all’accertamento delle responsabilità individuali, “senza ambiguità e senza scorciatoie propagandistiche”, ribadendo che il garantismo è un valore dello Stato di diritto ma non può diventare un alibi per chi usa la violenza.
Il sindacato chiede alla politica una posizione coerente: difendere il diritto di manifestare senza ambiguità, ma allo stesso tempo affermare con fermezza che la violenza contro le forze dell’ordine non è mai tollerabile né giustificabile. Senza uomini e donne messi in condizione di operare con serenità, motivazione e adeguate tutele giuridiche, economiche e assicurative, “non esiste sicurezza possibile”. Continuare a pretendere disciplina e coraggio senza garantire protezione e dignità, conclude Tedesco, significa indebolire progressivamente l’autorevolezza dello Stato; per questo il SIAP afferma di non voler arretrare: difendere i poliziotti, per il sindacato, significa difendere legalità, istituzioni e sicurezza dei cittadini.
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