Visione e tecnologia: la storia dell’aviazione nella “provincia con le ali” raccontata dall’ingegner Filippo Meani
Dal primo aereo Caproni nella brughiera di Malpensa alla "era degli idrovolanti", fino alle eccellenze di oggi: elicotteri e addestratori. Una storia e una tradizione che sono custoditi anche nel museo di Volandia
Dalla mongolfiera settecentesca al convertiplano, passando per i grandi idrovolanti delle crociere atlantiche e per l’epopea industriale di Caproni, Macchi, Siai-Marchetti e Agusta.
È un viaggio lungo più di un secolo quello raccontato dall’ingegner Filippo Meani durante la diretta di “La Materia del Giorno” a Materia, lo spazio culturale di VareseNews. Un racconto che intreccia memoria tecnica, visione industriale e identità territoriale, restituendo alla provincia di Varese il suo soprannome più celebre: la provincia con le ali.
Membro del comitato scientifico di Volandia, il parco e museo del volo accanto a Malpensa, Meani è stato dirigente in alcune delle principali realtà aeronautiche del territorio – Siai-Marchetti, Agusta, Aermacchi, Alenia – e rappresenta una memoria vivente di quell’industria.
«Mi definiscono l’ultimo dei mohicani – ha esordito con tono ironico – perché credo di essere l’ultimo dirigente ad aver lavorato in tutte le grandi aziende storiche della provincia. Questa è la provincia con le ali, erede di un patrimonio che va assolutamente preservato». Un patrimonio che Volandia custodisce negli spazi dell’ex stabilimento Caproni di Vizzola Ticino, accanto a Malpensa, in un’area che ha rappresentato una delle culle dell’aeronautica italiana.
La nascita dell’aviazione in brughiera
All’inizio del Novecento, l’industria del volo muoveva infatti qui i primi passi. Tra brughiera e laghi, trovò nel Varesotto condizioni favorevoli. «Già nel 1913 – ha spiegato Meani – Caproni, Macchi e altre aziende operarono in un’area con un forte retroterra industriale, una mentalità aperta grazie alla vicinanza dei valichi alpini e un’orografia ideale: la brughiera consentiva il decollo dei velivoli terrestri, mentre i laghi offrivano spazi perfetti per gli idrovolanti».
Caproni, trentino di nascita, scelse dunque la brughiera di Malpensa per sviluppare velivoli innovativi come i bombardieri triplani della Prima guerra mondiale. La sua creatività fu straordinaria, ma anche rischiosa: il gigantesco idrovolante transatlantico “Capronissimo”, concepito per trasportare cento passeggeri oltre l’Atlantico, comportò uno sforzo finanziario enorme e contribuì alle difficoltà successive dell’azienda.
L’epopea degli idrovolanti
Se Caproni rappresenta l’audacia pionieristica, Siai-Marchetti e Macchi incarnano la stagione d’oro degli idrovolanti. Gli idroscali di Sant’Anna, Schiranna e Corgeno furono fondamentali. In quegli anni le piste preparate erano rare, i motori poco potenti: l’acqua offriva spazi ampi e privi di ostacoli. «L’idrovolante svincolava dalla necessità di terreni pianeggianti e preparati. Bastava un pontile».
La Siai nacque nel 1915 come Società Idrovolanti Alta Italia. «Fu una storia di riconversione industriale» ha ricordato Meani. «L’azienda proveniva dall’esperienza di una segheria che costruiva barche per il trasporto dei marmi di Candoglia verso Milano. Con l’arrivo della ferrovia quell’attività venne meno e si scelse di costruire “barche volanti”».
Tra i capolavori progettati da Alessandro Marchetti spicca l’S.55, idrovolante a doppio scafo divenuto celebre grazie alle crociere atlantiche di Italo Balbo. «È un velivolo universalmente riconosciuto come uno dei simboli dell’aeronautica italiana. Nato come aerosilurante d’alto mare, fu poi utilizzato come mezzo di comunicazione tra i popoli, nelle grandi crociere».
Quelle imprese ebbero risvolti diplomatici importanti e anche un valore economico: nella crociera del Sud Atlantico i velivoli rimasero in Brasile e furono scambiati con partite di caffè, in un’operazione che anticipò forme moderne di compensazione commerciale.
Sul versante varesino, anche la Macchi nacque sull’acqua, grazie all’accordo con la francese Nieuport.
La avventura industriale prebellica, intorno all’idroscalo di Schiranna, ebbe il culmine con l’MC.72 di Mario Castoldi, ancora oggi detentore del record mondiale di velocità per idrovolanti. Le competizioni della Coppa Schneider (gara internazionale per lo sviluppo degli idrovolanti) furono decisive: «Furono un incentivo straordinario allo sviluppo motoristico. Il motore è il cuore dell’aeroplano».
Ricostruire l’S.55: un’impresa collettiva
Nel 2015, in occasione del centenario della Siai, Meani e un gruppo di volontari hanno avviato la ricostruzione museale dell’S.55, l’idrovolante simbolo dell’industria aeronautica italiana tra le due guerre. «Non esisteva più alcun esemplare. Abbiamo deciso di ricostruirlo fedelmente, in legno, come allora. La parte destra è una cut view, mostra la struttura interna; la sinistra è completa. Non volevamo una replica da baraccone, ma un’opera museale».
Fondamentale il contributo delle aziende locali, che hanno realizzato componenti impossibili da produrre in ambito amatoriale. «Siamo arrivati in fondo perché non abbiamo mai parlato di soldi: tutto è stato fatto su base volontaria».
Meani ha sintetizzato l’esperienza con un’immagine, una foto di Luigi Capè, Italo Balbo e l’ingegner Marchetti: imprenditoria, politica e tecnologia che collaborano per un obiettivo comune. «Quando c’è comunione di intenti e determinazione, gli obiettivi diventano raggiungibili», ha sottolineato, con una provocazione rispetto all’Italia di oggi.
Malpensa: una storia lunga oltre un secolo
Spesso al centro di dibattiti contemporanei, Malpensa affonda le radici nei primi anni del Novecento, appunto con le sperimentazioni di Caproni. «A inizio Novecento era già sede di attività del Genio aeronautico». Nel Dopoguerra divenne anche sede di aeroporto civile, scalo intercontinentale di Milano.
Una storia importante, ma che in realtà procede parallela a quella dell’industria aeronautica del Varesotto, che ha le sue due tradizioni principali in due specifici prodotti: da un lato l’elicottero – l’ala rotante – dall’altro gli addestratori militari, sviluppati da Siai e Aermacchi.
L’era degli elicotteri
L’elicottero fa rima con Agusta, l’azienda che ebbe il suo exploit a partire dagli anni Sessanta, quando la statunitense Bell cercò un partner italiano per produrre su licenza il Bell 47, il celebre elicottero con la “bolla” in plexiglass. Dopo un rifiuto iniziale di Marchetti, la scelta cadde su Agusta. «Fu la grande scoperta della famiglia Agusta. Oggi Leonardo Elicotteri è una realtà leader nel settore della rotante».
L’ex stabilimento Siai-Marchetti di Sesto Calende ospita oggi la Training Academy di Leonardo, il più grande centro mondiale di addestramento per piloti di elicottero. «Va riconosciuta la volontà di preservare questo patrimonio industriale».
Dalle mongolfiere allo spazio
La storia del volo nel Varesotto non inizia con gli aerei, le macchine più pesanti dell’aria. «Nel 1783 i fratelli Montgolfier; nel 1784 il primo volo a Milano; a Venezia Guardi dipinse un pallone aerostatico. E anche il nostro territorio conserva tracce di quelle esperienze». A Gallarate, un pallone incendiato diede origine al soprannome “brüsa balòn”. Oggi Volandia racconta anche questa stagione pionieristica.
L’inizio di una storia che arriva fino al convertiplano e allo spazio, protagonisti di altri padiglioni di Volandia.
Il ritorno degli idrovolanti
L’ingegner Meani ha svelato anche un nuovo capitolo che toccherà il Varesotto: «Stiamo organizzando il passaggio del Giro d’Italia in idrovolante, un raduno di una dozzina di idrovolanti che dovrebbe partire dal Lago Maggiore, dall’area dell’ex idroscalo di Sant’Anna, tra il 23 e il 24 maggio».
Un segno che, nonostante i cambiamenti tecnologici, l’identità aeronautica del territorio non è solo memoria, ma ancora progetto.
Dalla brughiera di inizio Novecento ai simulatori di addestramento di Leonardo, passando per le crociere atlantiche e le competizioni di velocità, la provincia di Varese continua a raccontarsi attraverso il volo. E, come ha ricordato l’ingegner Meani, custodire questa storia significa difendere un pezzo fondamentale della propria identità industriale e culturale.
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