Gianrico Carofiglio e l’elogio dell’errore
Una piacevole conversazione con il pubblico, con le luci in sala sempre accese, per parlare di errori citando autori diversi e raccontando aneddoti e fatti legati alla sua vita. La recensione dello spettacolo in scena il 6 marzo
Una piacevole conversazione con il pubblico, con le luci in sala sempre accese, per parlare di errori citando autori diversi e raccontando aneddoti e fatti legati alla sua vita.
Così si presenta lo spettacolo «Elogio dell’ignoranza e dell’errore», monologo di Gianrico Carofiglio legato al suo ultimo saggio, che ha venduto oltre 250mila copie, andato in scena venerdì 6 marzo al Teatro Intred di Varese.
Nessuna scenografia, nessuna musica e nessun artificio teatrale: solo il racconto. Un racconto semplice, quasi confidenziale, che in un’ora e venti minuti, con discrezione, prova a far passare alcuni concetti. Il tono è colloquiale, con qualche battuta che strappa l’applauso del pubblico, ma senza la pretesa di insegnare o proclamare verità assolute.
Il punto di partenza è che la nostra esistenza è punteggiata da errori di ogni tipo. La questione non è se li faremo, ma come li affrontiamo e che cosa possiamo imparare da essi. Per spiegare come dai nostri errori, e dalle “sliding doors” che si sono aperte o chiuse nella nostra vita, possano nascere opportunità impreviste, Carofiglio racconta brevi fatti di cronaca o vicende personali.
E poi cita, sempre senza mettersi in cattedra, Machiavelli, Montaigne e Sandel, ma anche Mike Tyson, Bruce Lee e Roger Federer.
E cita anche se stesso: racconta un momento importante della sua vita da magistrato, quando fu nominato per il Consiglio superiore della magistratura, nomina approvata ma poi all’ultimo non confermata, come accade nel 5 per cento dei casi. L’essere rientrato in quella minima percentuale, quando già pensava a un futuro nel Csm, ha cambiato radicalmente la sua prospettiva e lo ha portato alla scrittura.
Una scrittura e un processo creativo che lui descrive come tutt’altro che semplici: l’idea è che la prima stesura sia sempre, inevitabilmente, sbagliata. Un passaggio che diventa quasi una metafora più ampia sul valore dell’errore. Raccontando come l’errore abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita del Viagra, nato da una controindicazione di un farmaco per l’angina pectoris, Carofiglio teorizza il suo “metodo scientifico della fortuna”: il segreto è tenere gli occhi aperti sul mondo, sempre, e provare.
Alla fine, quello che emerge è il concetto che bisogna imparare a convivere con l’errore, saper guardare da più punti di vista, considerare sempre l’incertezza ed essere capaci di cogliere l’ironia in noi stessi.
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