Gino Garbellini: “Rigenerare l’area ex Aermacchi è dare nuova vita ai luoghi perduti”
L'architetto ha partecipato a Geo raccontando di Varese: «Rigenerare vuol dire restituire identità, qualità e vita a un luogo abbandonato attraverso la comunità e non solo con il mattone»
«Rigenerare vuol dire restituire identità, qualità e vita a un luogo abbandonato attraverso la comunità e non solo con il mattone». L’architetto Gino Garbellini ha partecipato a Geo spiegando cos’è davvero la rigenerazione urbana e raccontando la trasformazione dell’ex area Aermacchi di Varese che sta seguendo con il suo studio.
Nelle nostre città esistono ferite silenziose: vecchie fabbriche abbandonate, capannoni vuoti, aree un tempo vitali che oggi pesano sul territorio come blocchi di cemento inerte. La rigenerazione urbana nasce proprio dall’urgenza di guarire queste ferite — non con nuove costruzioni, ma restituendo vita a ciò che già esiste.
«È uno slogan molto utilizzato», ammette l’architetto Garbellini con franchezza, «ma più che uno slogan lo racconterei come un’esperienza pratica e concreta.» Rigenerare significa rimettere in moto un luogo attraverso un ingrediente che va oltre il recupero edilizio: la comunità. Non basta ristrutturare — occorre riattivare le relazioni, la memoria, l’identità di uno spazio. Per farlo, Gino Garbellini, founding partner Piuarch, si ispira alla lezione dell’antropologo e filosofo Marc Augé: ogni area va analizzata attraverso tre elementi inscindibili — la sua storia, la sua identità e le relazioni che ha generato nel tempo. «L’architetto», dice, «dovrebbe essere un po’ più un antropologo.» Prima di disegnare si ascolta, si legge il luogo, si capisce cosa ha rappresentato per chi ci ha vissuto e lavorato.
I tre elementi di Augé
Ogni progetto di rigenerazione parte dall’ascolto del luogo secondo tre dimensioni: la storia (cosa è stato), l’identità (cosa rappresenta), le relazioni (chi lo ha vissuto e in che modo). Solo da questa lettura nasce un progetto davvero radicato.

L’ex area Aermacchi di Varese: da fabbrica a luogo di comunità
Un caso esemplare del metodo Garbellini è la trasformazione dell’ex stabilimento Aermacchi di Varese. L’Aermacchi era un’azienda aeronautica nata tra le due guerre mondiali — un polo produttivo che nel suo periodo d’oro non era soltanto una fabbrica, ma un intero microcosmo: al suo interno ospitava scuole per i dipendenti, presidi sanitari, spazi di vita collettiva. Un luogo magico, lo chiama Garbellini, esempio di quel modello di archeologia industriale che racconta non solo il lavoro, ma la vita di intere generazioni.
Terminata la produzione aeronautica nel dopoguerra, l’area è rimasta progressivamente abbandonata, depressa, invisibile nella città che le cresceva attorno. Un vuoto che generava negatività, un’occasione perduta nascosta tra i quartieri.

La svolta è arrivata grazie alla visione di Paolo Orrigoni, un imprenditore privato che ha scelto di non speculare sull’area ma di restituirla alla città. Il progetto di Garbellini dello studio Piuarch ha trasformato lo spazio prevedendo la nascita di un supermercato, un’area verde, un centro sportivo con una grande piscina: un luogo di benessere collettivo, accessibile alla comunità, capace di dare nuova vita a una storia industriale senza cancellarla.
Fondamentale, nel progetto, l’attenzione al suolo: l’intervento ha puntato a occupare meno terra possibile, riducendo il consumo di suolo attraverso il recupero dell’esistente. Non nuovo cemento, ma cemento antico tornato a vivere. È questa, in sintesi, la rigenerazione urbana nel suo significato più pieno: non un’operazione estetica né una semplice ristrutturazione, ma un atto di cura verso la città e chi la abita — un modo per trasformare il peso del passato in risorsa per il futuro.
IL VIDEO INTEGRALE DI GEO
Crediti dei render Courtesy Piuarch
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