“Il mio meteo sono le pecore”: il pastore Eddy racconta la transumanza
Materia ha ospitato il dialogo tra il pastore e il fotografo Mario Baratelli per presentare un racconto per immagini lontano dagli stereotipi bucolici
Il silenzio dei pascoli e il ritmo lento delle stagioni sono entrati martedì 24 marzo nello spazio Materia di Castronno, dove la transumanza si è spogliata delle vesti romantiche per mostrare il suo volto più autentico. Protagonista della serata è stato Eddy Trentin, pastore che da dodici anni attraversa il territorio varesino con il suo gregge di pecore giganti bergamasche, accompagnato dal fotografo Mario Baratelli, che lo ha seguito per quattordici mesi per realizzare un volume documentaristico. Ne è nato un confronto serrato sulla fatica, sul rispetto degli spazi e sulle nuove barriere burocratiche che stringono sempre più il campo d’azione di una delle ultime forme di nomadismo rimaste in Europa.
RIVIVI LA SERATA DI MATERIA
Parte del racconto è affidato alle immagini e alle parole di Mario Baratelli, che ha vissuto accanto al gregge in ogni condizione climatica. «Questo progetto fotografico era un sogno nel cassetto» ha spiegato l’autore «volevo un racconto della vita dura del pastore, perché la gente non si rende conto delle sofferenze e delle difficoltà che queste persone incontrano giorno dopo giorno». Tra gli scatti più significativi, uno ritrae un aereo in decollo sopra le pecore a Montonate: «Un colpo di fortuna nato dalla voglia di scattare sotto l’acqua, in mezzo al fango, per documentare ciò che normalmente non si vede».
Eddy Trentin ha restituito la dimensione pratica di un mestiere che non ammette pause, nemmeno per gli affetti più cari. «Fisicamente ero alla comunione di mio figlio, ma la mia testa era con le mie pecore» ha confessato il pastore, sottolineando quanto questo lavoro sia totalizzante. Il rapporto con la tecnologia e il mondo moderno emerge in modo singolare quando si parla di previsioni del tempo: «Il mio meteo sono le pecore: quando gli agnellini corrono a destra e sinistra il tempo cambia, se sono calme posso guardare internet». Un legame viscerale che si riflette anche nell’educazione dei cani, definiti come il braccio del pastore, cresciuti con la stessa pazienza che si dedica a un figlio.
Alla serata ha partecipato anche Pietro, giovane ricercatore che dopo aver lavorato un anno come operaio con il gregge di Eddy, ha vinto un dottorato di ricerca in agraria a Bologna proprio sul pascolo vagante in Lombardia. «Ho imparato molto di più lavorando che studiando» ha ammesso il giovane, evidenziando come la parte più difficile non sia stata la fatica fisica, ma l’adattamento mentale ai ritmi degli animali: «Ti fermi quando la pecora è piena, se non è piena vai avanti».

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