Industria farmaceutica, «Per essere competitiva, l’Europa deve avere regole chiare e prevedibili»
Agli Stati generali dell'Economia della Salute, in corso venerdì 20 marzo alle Ville Ponti di Varese, istituzioni e aziende a confronto su come garantire l'accesso alle cure ai cittadini e contemporaneamente renderne sostenibile la spesa
I cittadini italiani con più di 75 anni consumano tre volte in più la quantità di medicinali rispetto alla media del resto della popolazione. Sei anziani su dieci prendono almeno cinque farmaci diversi al giorno. Di fronte a un’Italia sempre più longeva e a una spesa sanitaria che per quasi l’80% copre l’assistenza per i malati cronici, alle Ville Ponti di Varese – in occasione degli Stati generali dell’Economia della Salute – istituzioni e aziende si sono confrontati su come garantire l’accesso adeguato alle cure, mantenendo sotto controllo la spesa pubblica dei farmaci.
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Il ruolo del governo, «Tetto di spesa e payback solo per emergenze, servono nuove soluzioni»
Quest’anno il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha concesso molte risorse aggiuntive nella legge di bilancio, che hanno permesso l’innalzamento del tetto della spesa farmaceutica, portandolo a 7 miliardi e 400 milioni di euro. L’obiettivo è quello di diminuire gli «effetti distorsivi» del payback farmaceutico, che viene applicato quando il tetto di spesa viene superato.
«L’innalzamento del tetto di spesa e l’utilizzo del payback – commenta però Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del Ministero della Salute – sono strumenti emergenziali, da utilizzare solo in caso di criticità. In situazioni regolari, andrebbero abbandonati. È necessario pensare a nuove soluzioni».
«Regole più snelle per la rinegoziazione dei farmaci e rimodulare il prontuario»
La spesa pubblica per i farmaci in Italia si avvicina ai 25 miliardi di euro (il 15% della spesa sanitaria totale). L’anno scorso l’Agenzia europea del farmaco ha approvato 104 nuovi farmaci, molti dei quali l’Aifa approverà per l’ammissibilità al rimborso col Servizio sanitario nazionale. «Si tratta – spiega Giovanni Pavesi, direttore amministrativo dell’Aifa – di farmaci che saranno estremamente efficaci, ma che avranno un costo con cui bisogna fare i conti».
Quali sono quindi le strategie per ottimizzare la spesa? «Bisogna – aggiunge Pavesi – sviluppare nuovi regolamenti che rendano più snella la rinegoziazione dei farmaci sul mercato. Allo stesso tempo, è necessario rimodulare il prontuario farmaceutico, in modo da difendere i farmaci più efficaci e sfoltire quelli superati».
Il nodo di una strategia unitaria per l’intero Paese
Per Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, il tetto di spesa, il payback e le clausule di salvaguardia rappresentano un aspetto secondario rispetto alle criticità principali del comparto farmaceutico, a partire da quelle legate alle catene di approvvigionamento estremamente dipendenti dalle importazioni.
«Serve – aggiunge inoltre Cattani – una strategia unitaria a livello nazionale, che possa garantire l’accesso alle cure in misura uguale a tutti i cittadini».
La ricetta per un’Europa competitiva secondo le aziende farmaceutiche
Secondo Nedim Pipic, “country managing director” di Boehringer Ingelheim, la sostenibilità della spesa sanitaria passa soprattutto dalla competitività del comparto farmaceutico europeo. E per essere più attrattiva, l’Europa deve avere regole più stabili e prevedibili. «Nel settore farmaceutico – spiega Pipic – gli investimenti sono ingenti e i tempi di sviluppo sono lunghi. Le aziende hanno bisogno di un quadro normativo stabile con regole prevedibili. Se non riuscirà a diventare più attrattiva per le aziende, l’Europa è destinata a perdere terreno rispetto a Cina e Usa».
«Gli investimenti in un settore regolato come quello del farmaco – aggiunge anche Fabio Pammolli, consigliere del ministro dell’Economia e delle Finanze – e le aziende devono contare su regole certe».
Attrarre le aziende, vuol dire anche attrarre innovazione. Ne è convinto Antonino Biroccio, presidente e amministratore delegato di Gsk Italia. «In campo farmaceutico – afferma Biroccio – sono le aziende che spingono l’innovazione. Bisogna premiare le realtà che investono in ricerca e sviluppo e offrire opportunità di early access per i nuovi farmaci».
«I nostri obiettivi rispecchiano quelli delle istituzioni che si occupano di sanità – commenta Jacopo Murzi, amministratore delegato di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia –. Vogliamo difendere la produzione, aumentare il numero di addetti e far crescere il valore degli investimenti. Vogliamo essere partner delle istituzioni».
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