«Non posso spiegartelo, devi farlo»: Elia Frittoli racconta l’anima del Tor des Géants
Serata di emozioni e fatica a Materia. Video, racconti e il dialogo con Andrea Bianchi svelano cosa spinge un atleta oltre i 330 km (e i 450 km del Tor de Glaciers) delle Alte Vie valdostane
Definire il Tor des Géants è un’impresa difficile quasi quanto portarlo a termine. C’è chi dice sia «una gita domenicale un po’ lunga» e chi lo vede come «il limite ultimo dell’umano». Per Elia Frittoli, protagonista della serata di lunedì 23 marzo a Materia, è semplicemente qualcosa che «non puoi dire, devi farlo».
Accompagnato dalle domande di Andrea Bianchi, Frittoli ha ripercorso i passi, i sogni e le allucinazioni di una gara che attraversa tutta la Valle d’Aosta: il Tor des Géants, 330 chilometri e 24.000 metri di dislivello positivo da completare in un tempo massimo di 150 ore terminato per due volte nel 2021 e nel 2024 e il Tor des Glaciers, 450 chilometri terminati nel 2025 in 156 ore, 39 minuti e 43 secondi, con un ritmo medio di 21:24/km, conquistando il 21° posto assoluto e il terzo tra gli italiani..
Elia Frittoli e il Tor des Glaciers: 450 km tra montagne, ghiacciai e sfida con se stessi
Più di una corsa: un viaggio interiore
Le immagini del trailer dei filmai di Elia, in un racconto visivo che trasmette il silenzio delle vette e il rumore dei pensieri durante le notti in quota, ha chiuso una serata fatta di aneddoti, emozioni ed esperienze: «Un atleta non lo sarò mai, ma un sognatore lo sarò per sempre», ha confessato Frittoli, sottolineando come la preparazione atletica sia solo una parte del successo: il resto è testa, cuore e capacità di gestire l’imprevisto.
L’aneddoto del corridore francese
Tra i momenti più toccanti, il racconto di un incontro sui sentieri con due ragazzi francesi. Uno faceva assistenza all’altro e, alla domanda su cosa fosse davvero il Tor, la risposta è stata fulminante: «Non posso spiegartelo, devi farlo». È questa l’essenza della gara: un’esperienza così intima e profonda che le parole faticano a contenere.

Comunità e partecipazione
Il pubblico di Materia è stato coinvolto attivamente attraverso un sondaggio interattivo, trasformando la serata in un dialogo collettivo sulla passione per la montagna e la sfida con sé stessi, ricco di domande e curiosità alle quali Elia ha risposto con sincerità e simpatia. Nonostante la fatica estrema e i momenti di crisi, il messaggio di Frittoli è stato un invito al coraggio: «Bisogna farlo per capire l’essenza».
l futuro tra le pagine e le dune: il sogno di Elia
Il viaggio di Elia Frittoli non si è esaurito al traguardo di Courmayeur. Se il Tor è stata l’esperienza che ha segnato un prima e un dopo nella sua vita, il “dopo” ha contorni ambiziosi.
Il primo desiderio è quello di fissare su carta le emozioni raccolte nel suo diario. Quei pensieri scritti nel cuore della notte, tra un rifugio e l’altro, sono stati raccolti in un libro che lui ed il suo amico Andrea vorrebbero pubblicare: ne hanno stampate poche copie, ma se si trovasse un editore quel racconto potrebbe ispirare altri “sognatori”, offrendo una guida emotiva a chiunque voglia sfidare i propri limiti, non solo sportivi.
Ma per chi ha i piedi abituati a correre, lo sguardo è già rivolto alla prossima sfida epica. Rispondendo alla domanda di uno spettatore a Materia, Elia ha confessato che uno die suoi sogni si chiama Marathon des Sables. Una delle corse più dure al mondo, 250 chilometri tra le dune del Sahara in totale autosufficienza alimentare: un’impresa che richiede non solo una preparazione atletica estrema, ma anche una struttura logistica importante. Per questo, Elia ha lanciato la provocazione: se ci fosse uno sponsor che voglia sposare una nuova avventura tra le sabbie del deserto si faccia avanti, per scrivere insieme una nuova e incredibile pagina di sport e vita.
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