Sanità, a Varese prende forma il Manifesto di associazioni e terzo settore: “Una proposta per il sistema di welfare”
Agli Stati Generali dell’Economia della Salute il confronto con le realtà nazionali per costruire un documento condiviso da portare all’attenzione delle istituzioni
Un manifesto per portare in modo strutturale la voce dei pazienti dentro le scelte della sanità pubblica. È questo il percorso avviato nel pomeriggio nella Sala Manica Lunga, nella seconda giornata degliStati Generali dell’Economia della Salute alle Ville Ponti di Varese, con l’incontro nazionale dedicato alle associazioni e al Terzo Settore.
Un momento di lavoro – più che un convegno – finalizzato alla costruzione condivisa di un documento articolato in quindici pilastri, destinato a diventare uno strumento politico da portare anche all’attenzione del Parlamento. A introdurre il confronto sono stati la senatrice Elena Murelli, il direttore scientifico del progetto Carlo Nicora e Stefano Gussoni della Fondazione per la Sostenibilità Sociale – One Health.
“È necessario dare voce ai pazienti nei luoghi dove si decide – ha spiegato Murelli -. Questo Manifesto vuole essere uno strumento concreto per portare le loro istanze ai legislatori”.
Il documento distribuito ai partecipanti definisce una visione complessiva del sistema sanitario e del welfare, a partire da un principio chiave: il Servizio sanitario nazionale come bene pubblico “non negoziabile”. Accanto a questo, la richiesta di rendere realmente esigibili su tutto il territorio i livelli essenziali di assistenza e di prestazione, superando le disuguaglianze tra regioni.
Tra i punti centrali emerge anche il tema dell’equità: “stessa diagnosi non può significare destini diversi”, si legge nel testo, con un riferimento diretto alle differenze nell’accesso alle cure, ai farmaci innovativi e ai servizi. Il Manifesto individua inoltre alcune priorità strategiche per il futuro del sistema: il rafforzamento della prevenzione come investimento strutturale, lo sviluppo della sanità digitale e della telemedicina come strumenti di prossimità e non di esclusione, e il potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata, indicata come uno dei pilastri ancora mancanti del welfare italiano.
Ampio spazio è dedicato anche al ruolo del Terzo Settore, che nel documento viene riconosciuto non come soggetto accessorio, ma come partner nella programmazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche sanitarie. In questa prospettiva, le associazioni dei pazienti vengono considerate parte attiva nei percorsi di cura e nei processi decisionali.
Il percorso avviato a Varese non punta però solo ai contenuti, ma anche al metodo. “Questo Manifesto non è nostro, è vostro”, è stato ribadito dai relatori, sottolineando come il testo debba nascere dal contributo diretto delle associazioni. Per questo il confronto è stato impostato a partire da alcune domande guida, pensate per raccogliere esperienze e proposte: dal ruolo effettivo delle associazioni nei tavoli istituzionali, alle conoscenze maturate sul territorio, fino alla disponibilità ad assumere una responsabilità attiva nel sistema.
“Non chiediamo di raccontare le singole realtà – ha sottolineato Carlo Nicora – ma di individuare ciò che può fare la differenza e contribuire in modo concreto”. Il lavoro, avviato nel pomeriggio, proseguirà anche nei prossimi giorni con l’obiettivo di arrivare a una versione condivisa del Manifesto. Un documento che punta a segnare un passaggio: dalla partecipazione formale delle associazioni a un loro coinvolgimento stabile nella governance della sanità.
Un cambio di prospettiva che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe contribuire a rendere il sistema non solo più efficiente, ma anche più equo e aderente ai bisogni reali delle persone.
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