Chi rompe non paga e i cocci sono nostri
Bottiglie rotte nell'area giochi, reti sfondate, mozziconi di canne abbandonati. Nel Varesotto la stagione dei parchi aperti comincia con il solito bilancio: qualcuno sporca, qualcun altro pulisce
Sabato sera, il 25 aprile, nel parco giochi del Belvedere di Azzate, qualcuno ha pensato bene di rompere bottiglie di birra sotto le attrezzature per i bambini. Non in un angolo qualsiasi: proprio lì, dove i più piccoli arrampicano, scivolano, cadono. Il giorno dopo, a raccogliere i cocci, sono andati volontari e amministratori.
Il sindaco Raffaele Simone non ha usato giri di parole nel gruppo Facebook «Sei di Azzate se…»: «Ieri sera qualche co… ha pensato bene di rompere una bottiglia di birra all’interno dei giochi dei bambini. Cercheremo di individuarlo e denunciarlo in modo pesante».
L’amministrazione ha risposto alla segnalazione, confermando la rimozione dei frammenti e aggiungendo una considerazione: comportamenti come questo, insieme all’abbandono di rifiuti da pasti consumati sul posto, sono «evidenza di totale inciviltà e mancanza di rispetto verso tutti i fruitori». Inutile, si legge nel post, decantare la bellezza del belvedere se poi non lo si rispetta.
A Buguggiate il Belgora è un’altra storia, ma la trama è simile
A pochi chilometri di distanza, nel parco al Belgora di Buguggiate — uno degli spazi verdi più frequentati della zona — il problema si ripete con cadenza ormai sistematica. Dopo le 19 il campo è accessibile solo su prenotazione, ma c’è chi preferisce tagliare la rete e entrare lo stesso. Risultato: sporcizia, mozziconi di sigarette e, anche residui di “canne”. Chi frequenta il parco in quelle ore, segnalano gli abitanti, viene in gran parte da fuori Buguggiate.
A Daverio il sindaco “scrive” ai genitori
A Daverio il sindaco Marco Colombo ha scelto un registro diverso, più diretto. Dopo l’ennesima serata con l’area dietro alla palestra lasciata in condizioni «indecorose» da un gruppo di ragazzi, ha scritto sui social un messaggio che si rivolge esplicitamente alle famiglie: «Alcuni di voi sanno bene che i propri figli hanno trascorso una bellissima serata lì… ma lasciando tutto in condizioni indecorose». E ha posto una domanda semplice: «Se quello stesso disastro lo avessero lasciato a casa vostra, cosa gli avreste detto? E soprattutto, cosa gli avreste fatto fare?»
Colombo ha ringraziato «il vecchietto Antonio», che quella sera ha rimesso in ordine l’area da solo, permettendo agli altri di continuare a usarla. «Forse è il caso di insegnare — o ricordare — che il rispetto degli spazi pubblici è fondamentale».
Tre comuni, tre varianti dello stesso problema. Parchi che d’estate diventano luoghi di aggregazione fino a tarda notte, sorveglianza impossibile, e una fascia di frequentatori — spesso giovani, spesso non residenti — che li usa come se non appartenessero a nessuno. O meglio: come se appartener a tutti significasse non doversi preoccupare di nessuno.
I sindaci protestano, i volontari puliscono, i gruppi Facebook si riempiono di sfogo e indignazione. Il ciclo si ripete ogni primavera con la puntualità di un rito stagionale. Quel che ancora non si vede è una risposta strutturata, che forse non c’è. Di certo non si può delegare alle amministrazioni quel che spetta in primo luogo alle famiglie.
Per ora, appunto, chi rompe non paga. E i cocci sono nostri.
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