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Mathias Martelli racconta Dario Fo: “Un giullare legato a questa terra”

Dal libro "Giullare ribelle" al rapporto personale con il Nobel, un incontro tra teatro, impegno politico e storie di crisi e rinascita

Matthias Martelli Dario Fo


Una serata intensa, tra teatro, memoria e racconto personale, quella che ha visto protagonista Mathias Martelli a Materia Spazio Libero, a Castronno, intervistato dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli. Al centro dell’incontro il suo ultimo libro “Giullare ribelle”, uscito da poco per Baldini e Castoldi, e la figura di Dario Fo, a cento anni dalla nascita.

Fin dalle prime battute emerge il legame profondo tra il premio Nobel e il territorio. Martelli lo ribadisce con chiarezza: «Dario Fo aveva un legame veramente potente con questa terra», ricordando episodi dell’infanzia tra lago e paesi. Un rapporto che attraversa tutta la sua opera, tanto che – sottolinea – «anche quando parlava di una storia cinese dentro c’era il sapore delle sue terre».

E proprio da qui nasce la scelta di definirlo «il giullare di Sangiano», una formula che restituisce la dimensione locale e universale insieme di Fo.

L’incontro con Dario Fo: «Io avevo ventitré anni, lui ottantatré»

Tra i momenti più coinvolgenti, il racconto del primo contatto con Dario Fo. Un episodio che ha segnato la vita artistica di Martelli: «Io avevo ventitré anni, lui ottantatré, lui premio Nobel per la letteratura, io niente».

Matthias Martelli Dario Fo

Dopo aver trovato un indirizzo email e scritto senza troppe speranze, arriva una risposta inattesa: «Il maestro vuole il tuo numero». Poco dopo, la telefonata che cambia tutto: «Pronto, sono Dario Fo». Da quell’incontro nasce un percorso che porterà Martelli a lavorare sui suoi testi e a portare in scena Mistero Buffo. «Sono riuscito ad entrare in contatto con lui in questo modo», racconta, sottolineando il valore di quell’esperienza.
E da lì un insegnamento che resta: «Il più grande insegnamento è dire a un giovane: guarda provaci».

Una vita fatta di crisi e ripartenze

Uno dei temi centrali della serata è stato quello delle crisi, elemento fondamentale nella vita di Dario Fo. Martelli cita direttamente le parole del maestro: «La cosa più importante della mia vita sono state le crisi».

Crisi che non sono solo momenti di difficoltà, ma occasioni di trasformazione. «Crisi totale», racconta Martelli, ricordando il periodo in cui Fo si trova senza una direzione precisa prima di incontrare il teatro.
Da lì nasce un percorso che si intreccia con la storia del Paese: «La vita di Dario si interseca con la realtà storica del nostro Paese», segnata da rotture, censure e ripartenze continue.

Teatro e politica: «Quando fingi di non farla, è la politica più forte»

Il rapporto tra teatro e politica è un altro dei nodi affrontati durante l’incontro. Per Fo, spiega Martelli, non esiste neutralità: «Il teatro è sempre politico».
E aggiunge una riflessione ancora più incisiva: «Quando fingi di non farla stai facendo la politica più forte».

Una posizione che lo ha reso una figura libera e spesso scomoda: «Non apparteneva in fondo a nessuno se non alla sua idea», capace di criticare indistintamente potere politico, istituzioni e società.

Il linguaggio del giullare

Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione artistica, in particolare al grammelot, la lingua inventata da Fo. Un linguaggio fatto di suoni, ritmo e gestualità che permette di comunicare oltre le parole.

Martelli ha ricordato come questo tipo di teatro riesca a superare ogni barriera: «Sembra che l’attore stia parlando quella lingua, ma in realtà non sta parlando quella lingua».
Un’esperienza che lui stesso ha portato all’estero, con risultati sorprendenti: «Se capiscono gli americani, capiscono tutti», ha detto con ironia.

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Franca Rame, presenza fondamentale

Nel racconto emerge con forza anche la figura di Franca Rame, compagna di vita e di lavoro di Dario Fo. Martelli ne sottolinea il ruolo decisivo, ricordando come fosse parte integrante del processo creativo e organizzativo.

Una presenza che non era solo artistica, ma anche morale: «Non è coraggio ma è attitudine», spiega riportando le parole del figlio Jacopo, riferite alla capacità della coppia di affrontare minacce, censure e violenze senza arretrare.

Un artista in viaggio

La serata si è chiusa con uno sguardo al presente. Martelli oggi porta avanti una carriera intensa: «Faccio un centinaio di spettacoli all’anno», racconta, tra tournée in Italia e all’estero.

Un percorso che continua nel segno del teatro e della narrazione, con nuovi progetti e nuovi viaggi. Tra questi anche un nuovo libro, che potrebbe intitolarsi “Il mondo è temporaneo”.

E forse proprio in questa dimensione in movimento si ritrova l’eredità più viva di Dario Fo. Non solo un maestro del teatro, ma una figura capace di lasciare un segno profondo. Come ricorda una citazione di Ruzzante evocata durante la serata: «Era così vivo da vivo».

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Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Aprile 2026
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