“Coinger perde i pezzi: le preoccupazioni dei cittadini erano e sono fondate”
Il GIC – Gruppo Intercomunale per i Cittadini e di Amici di Bodio Lomnago interviene sulle ultime vicende legate a Coinger, dopo l’uscita di Buguggiate, il recesso deliberato da Albizzate e le polemiche seguite
Il GIC – Gruppo Intercomunale per i Cittadini e di Amici di Bodio Lomnago interviene sulle ultime vicende legate a Coinger, dopo l’uscita di Buguggiate, il recesso deliberato da Albizzate e le polemiche seguite alla scelta del sindaco Mirko Zorzo.
Il punto centrale del comunicato è che le preoccupazioni sollevate già nel 2025 con la raccolta firme in diversi Comuni del bacino Coinger non erano isolate né strumentali, ma esprimevano un disagio reale dei cittadini. Secondo il GIC, la vicenda Coinger viene oggi trattata sempre più come una questione di equilibri politici, mentre dovrebbe essere affrontata come tema di servizio pubblico, ascolto, efficienza e rispetto dei cittadini. Il comunicato richiama anche la necessità di interrogarsi sul modello in house, sugli investimenti orientati al controllo del conferimento e sulla reale capacità del sistema di migliorare la qualità del servizio.
La nota completa del GIC – Gruppo Intercomunale per i Cittadini e di Amici di Bodio Lomnago
Le ultime vicende di Albizzate, gli attacchi al sindaco Mirko Zorzo e le critiche rivolte anche a Buguggiate dimostrano una cosa sempre più evidente: Coinger viene difesa come un equilibrio politico da preservare, più che valutata come un servizio pubblico da migliorare.
Invece di interrogarsi seriamente sul perché più Comuni arrivino a mettere in discussione o a lasciare il sistema, si preferisce parlare di “populismo”, campagna elettorale e convenienze politiche. Ma se l’igiene urbana è diventata protagonista del dibattito politico, forse è perché il servizio è entrato in modo problematico nella vita quotidiana delle persone. Quando un servizio pubblico funziona, spesso resta quasi invisibile: i cittadini lo pagano, lo utilizzano e non sentono il bisogno di raccogliere firme, riempire assemblee o chiedere ai Comuni di uscire.
Per tanti anni Coinger è stata proprio così: poco presente nel dibattito pubblico, perché il servizio non era percepito come un problema.
Come GIC — Gruppo Intercomunale per i Cittadini — lo diciamo da tempo: il problema non è che i cittadini non capiscono il sistema. Il problema è che chi ha costruito questo sistema sembra non voler capire i cittadini.
Oggi, dopo l’uscita di Buguggiate e il recesso deliberato da Albizzate, è evidente che le istanze sollevate nel 2025 non erano sbagliate. Quando un Comune decide di uscire da una società in house che gestisce un servizio essenziale come i rifiuti, non lo fa a cuor leggero: una scelta del genere comporta costi, rischi, passaggi tecnici e responsabilità amministrative.
Proprio per questo non si può denigrare chi sceglie diversamente. Si possono discutere numeri, rischi, alternative e tempi, ma liquidare tutto come “populismo elettorale” significa trasformare un problema reale di servizio e ascolto in una battaglia politica.
C’è poi una contraddizione evidente. Oggi si dà grande peso alla posizione della minoranza di Albizzate che ha espresso dubbi sull’uscita da Coinger. Le minoranze e i cittadini, però, vanno ascoltati sempre, non solo quando fanno comodo.
Ad aprile 2025, con la raccolta firme promossa in diversi Comuni del bacino Coinger, avevamo chiesto ascolto. Dodici consiglieri comunali di Bodio Lomnago, Besnate, Casale Litta, Castiglione Olona, Jerago con Orago, Oggiona con Santo Stefano e Sumirago avevano deciso di far valere insieme la voce dei cittadini.
Avevamo raccolto la voce di tante persone preoccupate da un modello percepito come rigido, complicato e distante dalla vita quotidiana. Già allora erano evidenti molte delle criticità che oggi vengono richiamate anche nelle motivazioni dell’uscita di Albizzate. Risultato: quelle richieste sono state ignorate. L’attenzione sembrava rivolta più alla forma della raccolta firme e ai permessi, che alla sostanza delle segnalazioni.
Per questo respingiamo l’accusa di uso elettorale della vicenda: il GIC ha sollevato il problema lontano dalle elezioni e partendo da firme, segnalazioni e disagio reale dei cittadini. Se oggi si parla di equilibri politici, allora sarebbe forse più corretto chiedersi se Coinger non rischi di diventare terreno di posizionamento in vista di appuntamenti come le prossime elezioni provinciali, dove sono proprio sindaci e consiglieri comunali a eleggere gli organismi provinciali.
Coinger è una società in house. Non opera in un mercato libero in cui i cittadini possono scegliere un altro gestore: i cittadini sono obbligati per legge a pagare. Per questo rivendicare utili e fondamentali solidi non può essere il principale argomento di difesa. Una società in house dovrebbe dimostrare di produrre economie di scala, efficientamento e innovazione reale.
Ed è qui che nasce una domanda politica: Coinger ha investito per migliorare il servizio o soprattutto per controllare meglio il conferimento? Guardando al sistema introdotto, molti sforzi sembrano rivolti al conteggio, alla misurazione e alla tariffazione, più che a rendere la raccolta più moderna, meccanizzata, semplice ed efficiente. Il risultato è paradossale: si parla di innovazione, ma nella pratica la raccolta resta fortemente manuale, con operatori costretti a sollevare migliaia di mastelli al giorno e cittadini vincolati a regole sempre più rigide.
Se questa è innovazione, dobbiamo chiederci: innovazione per chi? Per il cittadino, per l’operatore, per la qualità del servizio o per il sistema di conteggio e riscossione? Lo strumento deve servire il cittadino, non il cittadino lo strumento.
Il punto non è difendere o attaccare Coinger per principio. Il punto è capire se questo modello stia ancora servendo davvero i cittadini o se stia diventando una struttura da difendere a prescindere. Come Amici di Bodio Lomnago lo diciamo con chiarezza: se la governance di Coinger continuerà a non ascoltare e se non ci sarà un cambio di passo reale, anche a Bodio Lomnago il messaggio sarà chiaro:
o si cambia davvero, oppure anche il nostro Comune dovrà valutare seriamente l’uscita da Coinger, per difendere i cittadini, il buon senso, la qualità del servizio e l’autonomia comunale.
Restare dentro un sistema ha senso solo se quel sistema ascolta, funziona e serve davvero la comunità. Altrimenti bisogna avere il coraggio di cambiarlo. Ascoltare i cittadini non è populismo. È amministrare.
GIC – Gruppo Intercomunale per i Cittadini
Amici di Bodio Lomnago
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