A cavallo nella brughiera come 20 secoli fa
Una mostra dedicata alle imboccature ha inaugurato la manifestazione il "Cavallo e la brughiera". Trentatré pezzi con alcune chicche come il morso più lungo al mondo
Chissà cosa avrebbe detto Aldo Moro, lo statista della Democrazia Cristiana assassinato dalle Brigate Rosse, nel vedere una sua celebre frase finire nella presentazione di un mostra dedicata alle imboccature (filetti e morsi) del cavallo attraverso i secoli? Claudio Giannelli (foto), curatore della mostra, ha usato, infatti, le celebri «convergenze parallele» per spiegare l’incontro tra uomo e cavallo e la reciproca influenza nelle loro esistenze.
A Casorate Sempione, comune che organizza la manifestazione “Il cavallo e la brughiera” (leggi il programma), quell’incontro ha generato una storia importante sia sul piano economico che culturale. E la storia della brughiera altro non è che una storia di uomini e cavalli.
La mostra, che ha aperto il denso programma di iniziative, presenta pezzi importanti che vanno dal XVI secolo avanti Cristo fino al ‘700. Trentatré pezzi (la collezione originaria ne conta circa 400) con qualche chicca, come il morso con le barre più lunghe al mondo, ben 54 centimetri. «Quanto basta per spaccare la mascella a un cavallo con una leggera pressione» dice Giannelli.
Nelle teche del salone comunale ci sono imboccature appartenenti alle civiltà villanoviana, scita, micenea, etrusca e del Luristan. «Quest’ultima è una regione che si trova nella parte nord occidentale dell’iran – spiega il curatore – . Una zona mineraria che si era specializzata nella fabbricazione di morsi. Erano così bravi che li fabbricavano anche come ornamenti funerari».
La cosa straordinaria è che la meccanica delle imboccature non è cambiata attraverso i secoli. I romani erano un po’ più pratici, non badavano alle decorazioni, a differenza degli etruschi e dei persiani, perché l’importante era “guidare” il cavallo nella giusta direzione. Durante il Rinascimento, invece, si utilizzavano di più i morsi (che si caratterizzano per la presenza di una catenella, la barbozza, che passando sotto la mandibola del cavallo aumenta la leva delle aste). Oggi si usa molto il filetto snodato, più rispettoso della sensibilità della bocca del cavallo, meno cruento e più vicino al concetto di equitazione naturale, elaborato da Federigo Caprilli. «Domani monterò in gara – conclude Giannelli – e userò un filetto leggero, come facevano gli antichi». Non a caso Senofonte (357 avanti Cristo) raccomandava ai cavalieri «leggerezza di mano».
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