“Varesotto e laghi, set ideali per le fiction”
Incontro con Paolo Bassetti, originario di Sesto Calende, amministratore delegato di Endemol Italia, la maggiore casa di produzione televisiva italiana

Bassetti, 47 anni, è originario di Sesto Calende e non ha dimenticato il Varesotto e i suoi laghi. Il suo nome è stato fatto nei giorni scorsi dal vice-direttore generale della Rai, il varesino Antonio Marano, di fronte agli studenti dell’Università dell’Insubria, come esempio di eccellenza del settore televisivo. Nonostante viva tra Roma e Milano, Bassetti non ha abbandonato le proprie origini: «Mia moglie è di Verbania e mio padre è ancora a Sesto. Ci vengo spesso e questi luoghi mi sono sempre rimasti nel cuore».
L’amministratore delegato di Endemol, carica che ricopre dal 2004, ricorda che proprio quando creò la soap Vivere, avevano pensato al Lago Maggiore come ambientazione, «ma poi, essendo agli inizi, dovemmo optare per il Lago di Como, per non essere tacciati di favorire le nostre zone. Dovevamo credere al progetto e dimostrare che era possibile fare fiction fuori da Roma. Lo abbiamo fatto, sia con Vivere che con Centovetrine, ambientata a Torino. Abbiamo creato competenze e posti di lavoro fuori dalla capitale. Siamo stati tra i primi a dimostrare che è possibile fare buona televisione in tutta Italia. Queste due soap opera sono i lavori che sento più miei».
Bassetti spiega come viva oggi l’essere varesino: «Roma è molto diversa, ha altri tempi – spiega – e spesso si pensa che ci si debba adattare a dove si vive. Io non credo sia così, ho portato con me la correttezza e concretezza che hanno sempre caratterizzato chi vive nel varesotto e mi sono stati molto utili per mettere in atto molti progetti in cui credevamo».
Una fiction nella terra dei Laghi? «Ci sono molti progetti, ne ho appena proposto uno alla Rai ambientato sul Lago Maggiore. Siamo in attesa di risposta. Ma ci si deve credere, anche per altre produzioni: abbiamo dei paesaggi bellissimi, tra laghi e montagne che possono essere ottimamente sfruttati dal territorio per proporre progetti. Non è solo una questione economica, si tratta di crederci».
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