Attentato ai carabinieri, nuova condanna ma è caccia al mandante
Confermata la pena in appello per Alan Capuano, lo stralcio dell'inchiesta del Pm Masini sugli spari di Porto Ceresio è ancora in corso
Nuova condanna, in appello, per Alan Capuano, il giovane accusato di tentato omicidio, per aver sparato alla caserma dei carabinieri di Porto Ceresio, insieme a un complice, Gianluca Dattilo, e in direzione dell’alloggio del maresciallo. Capuano, già condannato in abbreviato a Varese dal gup Giuseppe Battarino, dovrà scontare 12 anni e 4 mesi, confermati lo scorso 8 luglio a Milano. Il suo complice, Dattilo, è stato condannato dal tribunale, in primo grado, a 11 anni di galera. L’indagine e l’accusa al processo sono state sostenute dal pm Tiziano Masini; il suo impianto accusatorio ha retto nonostante le difese abbiano puntato ad alleggerire le responsabilità dei loro assistiti tentando di smontare le teoria del tentato omicidio. Ma l’inchiesta non è conclusa: vi è infatti uno stralcio dell’indagine tutt’ora in corso e che riguarda il presunto mandante di quell’attentato che poteva costare la vita ai familiari del maresciallo, maturato dopo una serie di controlli che i carabinieri aveva operato su un gruppo di persone con interessi nella zona . Agli atti tuttavia vi sono anche alcune dichiarazioni rese da un testimone durante i processi che attribuivano al Capuano alcune rapine.
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