I capi della cosca saranno giudicati a Busto
Si chiude la lunga serie di udienze preliminari che hanno rinviato a giudizio i presunti componenti della locale di 'ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo. I 25 accusati di associazione mafiosa in aula l'8 giugno
Sono stati rinviati tutti a giudizio i 41 componenti della presunta locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo arrestati nel marzo del 2009 dopo una maxi-inchiesta portata avanti dalla procura anti-mafia di Milano e dai Carabinieri di Varese. Per 25 di loro, quelli su cui pende l’accusa più pesante di associazione a delinquere di stampo mafioso, il processo sarà pubblico e comincerà l’8 giugno nell’aula del tribunale di Busto Arsizio davanti al un collegio giudicante presieduto dal giudice Toni Adet Novik mentre per gli altri 17, compreso Mario Filippelli (anch’egli con il 416 bis e decine di estorsioni a suo carico), sono state accolte le richieste di rito abbreviato e patteggiamento che verranno discusse davanti al giudice il 12 e il 28 maggio.
Soddisfatta l’avvocato di Filippelli Francesca Cramis: «Per il mio assistito ho deciso di chiedere il rito abbreviato ed evitare il dibattimento – ha detto il legale dopo l’udienza – così da ottenere almeno lo sconto della pena di un terzo». Per il fratello di Mario, Pietro Filippelli, si sono aperte le porte del carcere grazie al patteggiamento a 4 anni di reclusione dei quali 3 indultati e uno già scontato. Antonio Benevento e Santino Longobuco sono stati prosciolti dall’accusa di associazione mafiosa.
Questo, dunque, l’esito finale della lunga sequenza di udienze, iniziata qualche mese fa, davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Milano e finita oggi con la decisione di spostare a Busto il processo di primo grado agli imputati accusati di associazione mafiosa per competenza territoriale. Sarà lo stesso magistrato che ha condotto le indagini Mario Venditti a rappresentare la pubblica accusa davanti alla corte bustocca.
Si chiude, dunque, ad oltre un anno dall’arresto la fase preliminare del processo a coloro che, secondo la corposa ordinanza che smantellò la potente e ramificata organizzazione criminale, avevano imposto tra Basso Varesotto e Alto Milanese, la dura legge della ‘ndrangheta fatta di estorsioni (decine gli imprenditori danneggiati), usura e inquinamento del mercato. Seppur non rientranti nell’ordinanza, attorno alla locale gravitano anche diversi omicidi che si sono consumati tra Ferno, Lonate Pozzolo, San Vittore Olona e San Giorgio sul Legnano. Proprio poche settimane fa erano stati sequestrati beni, riconducibili a personaggi legati alla "locale" per un valore stimato di 20 milioni di euro, un piccolo impero economico costruito negli anni.
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