Lavoratori della conoscenza, un esercito “rapinato”
In un convegno promosso dal Pd è stata presentata una proposta di legge regionale per il sostegno e lo sviluppo dei freelance e dei professionisti
Sono tanti, soprattutto in Lombardia , ma non hanno neanche un "nome" che li caratterizzi. Sono i lavoratori freelance, i professionisti non dipendenti o i "lavoratori della conoscenza" secondo la definizione sociologica. A loro era dedicato il convegno "Il terziario avanzato, i freelance, la Lombardia: per uscire dalla crisi" organizzato lunedì 1 febbario dal Partito democratico nella sede del Consiglio regionale. «Prima di tutto è necessario fare chiarezza – spiega il senatore del PD Pietro Ichino, firmatario di una progetto di legge sulla riforma della previdenza per i lavoratori autonomi isciritti alla gestione separata Inps -. Nella grande categoria del lavoro autonomo esistono le posizione "cammuffate", ovvero coloro che lavorano per un solo committente e poi quelle vere. Mentre nel primo caso possiamo parlare di precarizzazione del lavoro dipendente, nel secondo caso si tratta un’autonomia sia di forma che di sostanza». Si tratta quindi di due figure lavorative completamente diverse che, dal punto di vista fiscale e delle protezioni, hanno bisogni diversi. «Negli ultimi anni invece – contonua Ichino – l’incapacità di distinguere queste due figure e il tentativo di proteggere i "finti autonomi" hanno danneggiato gli altri. I proveddimenti fiscali infatti si traducono in una rapina ai danni dei veri autonomi». Per questo Ichino ha presentato un progetto di legge che si pone l’obiettivo di tracciare una linea di demarcazione fra le due posizione per dare protezione a una e eliminare vincoli eccessivi per l’altra. Il progetto prevede che in caso di un solo committente il lavoratore venga equiparato ai subordinati, altrimenti agli artgiani.
Ma anche in Regione qualcosa si è mosso. Il Pd, primi firmatari Marcello Saponaro e Carlo Porcari, ha presentato nel giugno del 2009 un progetto di legge, che però non è stato discusso in Consiglio e non lo sarà entro la fine della legislatura prevista per mercoledì 10 febbraio. «Sono tre i principi fondamentali contenuti in questa proposta – spiegano di due consiglieri -. Il riconoscimento di questi lavoratori con la creazione di uno sportello a loro dedicato, la formazione e infine la pubblicazione di bandi adeguati alle richieste. Bisogna rendersi conto che queste nuove figure professionali non hanno bisogno solo di finanziamenti di macchinari e strumenti, ma anche per acquistare servizi o partecipare a corsi di formazione. Insomma, serve una riforma del welfare, non solo a livello regionale, ma anche nazionale».
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