La vita e i tempi di Jim Croce
Il suo successo purtroppo durò poco.
Non tutti i cantautori dell’epoca usavano testi così raffinati e criptici come quelli di Dylan o Leonard Cohen: agli antipodi c’era anche chi cantava l’amore e la quotidianità come John Denver e Jim Croce, del quale ci occupiamo oggi. Jim, di sangue abruzzese e siciliano, era nato a Philadelphia ed aveva iniziato a fare gavetta incidendo due album: uno da solo e uno in duo con la moglie Ingrid. Ma non gli bastava per vivere, e doveva fare diversi lavori – dal camionista al muratore – che poi spesso entrarono nei testi delle sue canzoni. Nel 1972 riuscì a spuntare un contratto per tre album, e fu subito successo tanto che la title track del primo finì nella Top Ten americana. Quello che vi propongo oggi è il secondo, Life and times, che conteneva la famosa Bad Bad Leroy Brown che arrivò addirittura prima in classifica. Ma la sua vita finì tragicamente: in dicembre, il giorno prima dell’uscita del suo nuovo singolo, morì in un incidente aereo insieme al suo chitarrista. Il terzo disco verrà pubblicato postumo ed avrà anch’esso grande successo. Risentito dopo decenni ha degli alti e bassi: i brani allegri e ritmati sono ottimi, mentre quelli tristi sono spesso troppo melensi. Ma questo è un disco che val la pena conoscere.
Curiosità: il Leroy Brown della canzone esisteva veramente, e pare fosse un gigante afroamericano da quasi due metri compagno nell’esercito di Jim. Tanto era forte, tanto non era fatto, per usare le parole di Croce, “per scalare l’albero della sapienza”. Un giorno se ne andò, diventando di fatto un disertore, ma si presentò a fine mese a incassare lo stipendio, venendo ovviamente arrestato.
La rubrica 50 anni fa la musica
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