Il commerciante: “Troppi privilegi, finalmente se ne sono accorti”
Dietro la legge anti-kebab c'è un conflitto di interessi contrapposto tra le attività artigianali e quelle commerciali. Ecco perchè
Una legge che riequilibra le troppe deroghe concesse alle attività artigianali. Il parere di Antonella Zambelli sulla legge regionale antikebab è chiaro. La responsabile Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio – è proprietaria del bar La Brasiliana a Varese: «è una legge che non fa cambiamenti trascendentali: si limita a precisare cose già dette. A fronte di una apertura a macchia di leopardo di attività “artigianali” che tendono ad andare oltre, la Regione ha pensato bene di dare una regolamentazione più certa. E francamente dico: “meno male che il legislatore se n’è accorto”: perchè se si vuole avere una attività più complessa della produzione e somministrazione di un prodotto, non è la legge che va modificata. È la propria posizione, di artigiano o commerciante. Se uno vuole somministrare altri prodotti o dare altri servizi come i tavolini eccetera, basta che si iscriva come commerciante e si sottometta alle leggi dei commercianti. Certo, è una legge dura: prevede bagni speciali, maggiori controlli ulteriori licenze. Sappiamo che è dura e che può disincentivare. Ma non è giusto aggirare l’ostacolo».
Dalla parte degli artigiani, invece, è Gianni Mazzoleni, segretario di una delle associazioni della categoria, la CNA Varese Ticino Olona: «Che devo dire? Che se le cose stanno così, chi può finirà per andare in Piemonte a mangiarlo, o in Canton ticino: mi immagino già trasmigrazioni da Cantello a Stabio, o da Sesto Calende a Castelletto… Fuori dagli scherzi, in realtà c’è un problema anche più generale di coordinamento tra l’attività artigiana e commerciale: per esempio, la normativa sull’artigianato dice che attività artigiana prevede la possibilità di “consumare in loco il prodotto senza però che ci sia mescita”, cioè non siano servite bevande. Il che significa che nel locale della pizza al taglio se la coca cola sta in un frigo e te la prendi tu è attività artigiana, se chiedi che te la servano è attività commerciale. Per quanto riguarda la possibilità o no di mangiare fuori dal locale i preparati, ritengo che la sua applicazione o meno competa al buon senso degli amministratori locali. Diciamo che io mi auguro che il dibattito di questi giorni sia una tempesta in un bicchier d ‘acqua e che l’attenzione della Regione ritorni ai temi della crisi, magari concentrandosi su come fare partire Confiducia, 51 Milioni di € inutilizzati e inutilizzabili da mesi. Vale anche la pensa precisare che si parla molto di kebab, per evidenti ragioni di richiamo all’immaginario collettivo, ma che è bene ricordare che il provvedimento riguarda anche consumi meno esotici, quali la pizza e i gelati»
Dal canto loro, gli artigiani di Confartigianato sostengono che il testo della Legge non sostiene e non facilita il giro d’affari e crea disuguaglianza nel trattamento tra artigiani e commercianti.
Il direttore dell’associazione Artigiani di Varese Marino Bergamaschi ha chiesto infatti che le amministrazioni locali applichino la norma con buon senso senza orari e restrizioni punitive per le attività artigianali.
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