La preside “sospende e rifonda” il giornalino
"Parole anticostituzionali": così commentava a caldo la professoressa Boracchi, dirigente del classico Crespi. Lo studente autore dell'articolo si è scusato
"Le Voci dell’Intervallo", visto che dicono parolacce, dovranno tacere per qualche tempo, in castigo dietro la lavagna. Così ha deciso la preside in sede di consiglio d’istituto, esaminando il "caso" del violento articolo xenofobo dal titolo "I musulmani ci mangeranno tutti". Un pezzo al vetriolo, uscito con perfetto tempismo da campagna elettorale sull’altrimenti innocente pubblicazione autogestita, edita da un gruppo di studenti e circolata nel suo primo numero l’altro ieri. La preside Cristina Boracchi è indignata per l’articolo, che prendeva di mira l’Islam ma soprattutto l’Europa odierna, "succube" degli "invasori" musulmani. Di conseguenza ha deciso, in accordo con il consiglio di sospendere formalmente il giornalino "per rifondarne l’esperienza entro regole e responsabilità da concordare e condividere". Quanto allo studente autore del pezzo, un minorenne, dopo il richiamo correttivo della preside si è scusato con tutti coloro che possano sentirsi offesi dai toni usati.
La posizione della preside è condivisa da tutti i docenti, dallo staff dirigenziale del Liceo classico Crespi e dal consiglio d’istituto. «Il giornalino non è quello ufficiale dell’istituto nè quello di tutti gli studenti» precisa la dirigente scolastica. «Vi sono state scritte cose anticostituzionali, in cui ravviso i limiti dell’offesa alla religione, è gravissimo». Tra l’altro «il giornalino è stato diffuso nelle aule in modo irregolare, perchè tutto quanto passa a scuola in materia di pubblicazioni lo devo controfirmare io nella mia qualità di dirigente e reponsabile dell’istituto. Sono state quindi violate regole istituzionali del liceo, oltre che lo spirito delle norme costituzionali sulla libertà di religione». Insomma, il giornalino è circolato – peraltro non in tutte le classi, pare – in modo del tutto informale. In un documento che sarà pubblicato oggi anche sul sito del Liceo Crespi la dirigente ribadisce che "la diffusione del giornalino non è mai stata autorizzata dal Dirigente Scolastico: (…) nulla può essere diffuso o distribuito in Istituto senza autorizzazione e firma esplicita del Ds".
Nel documento si affronta anche la delicata questione della libertà di espressione. "Come già condiviso in sede di dialogo con il Capo Redattore nel mese di settembre 2007, [essa] fa parte delle scelte dell’Istituto ma, come esplicitato nella nostra Costituzione, si può esercitare solo entro i limiti delle norme nazionali ed internazionali e, nel caso di un Istituto Scolastico, entro i margini del progetto educativo condiviso dal corpo docenti". Un progetto che "vede al primo posto il dialogo propositivo, l’apertura alla diversità e all’alterità, la solidarietà e il rispetto per persone, idee e per ogni forma di religione. (…) In caso contrario, detta libertà scade a espressione di una licenza anche sanzionabile".
All’articolo si contestano "gravi errori di tipo culturale e storico", oltre a una generalizzata identificazione dell’Islam con il fondamentalismo. "Affermazioni di certo non derivate dalla conoscenza e dalla lettura del Corano e dei cardini della religione musulmana", e che "non va[nno] nella direzione del rispetto e del dialogo al quale l’Istituto tiene molto". "I toni, i contenuti e molte espressioni sono tali da violare il diritto di espressione religiosa che una democrazia sostanziale, e non suicida, pone alla base delle convivenza civile".
La preside desidera giustamente tutelare l’immagine del liceo. «Una istituzione educativa come la nostra coglie anche questa sgradevole occasione per trasformarla in un momento di riflessione e di educazione alla legalità con ricaduta su tutta la popolazione scolastica» ci dice. «Proprio quest’anno abbiamo promosso eventi sul multiculturalismo con la presenza di Mons. Bettazzi, di giuristi e teorici, con il patrocinio con Amnesty International, e stiamo per promuovere progetti internazionali di educazione alla pace – sono stata invitata a Seoul per questo scopo dalla Universal Peace Foundation, ong affiliata all’ONU».
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