Da Amsterdam a Varese in bici, un viaggio che inizia sulla ciclabile di casa
Tredici giorni, 1360 km, sette Paesi, le fatiche e il piacere delle piccole cose sulla via. "La mente si appiattisce e sente il bisogno di viaggiare in cerca di nuovi stimoli"

La ciclabile del lago di Varese, quella che Riccardo percorre dall’infanzia, quella mattina sembrava più stretta del solito.
Ventisei anni, una routine lavorativa che appiattisce la mente, la sensazione che la vita di città stesse offuscando quella bussola interiore che punta verso la felicità.
Matteo, ventisette anni, compagno di pedalate sulle strade della “città giardino” fin dai tempi del liceo, condivideva la stessa inquietudine.
Il primo viaggio insieme nel 2024, da Varese ad Ancona lungo il Po, aveva acceso qualcosa di più profondo: la necessità di dare un senso diverso al tempo libero, alle ferie, alla ricerca di
stimoli autentici.
Il 7 agosto il treno notturno da Basilea li ha portati ad Amsterdam, da lì è iniziata la vera avventura: 1360 chilometri attraverso 7 paesi, dai -17 metri sul livello del mare dell’Olanda ai 2106 metri del San Gottardo, 8200 metri di dislivello positivo in 13 giorni. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.
«C’è differenza tra turista e viaggiatore», riflettono Riccardo e Matteo. «Il turista cerca comfort, acquisti, aspetti storico-culturali ed è triste di tornare a casa Il viaggiatore si lascia trasportare da eventi, casualità, imprevisti. Trova piacere nell’acqua fresca, in un frutto succoso, nel vento in poppa, in un gesto gentile e alla fine, sazio di avventure, è felice di tornare a casa».

Il discomfort è stata una scelta consapevole: escursioni termiche dai 14 ai 37 gradi, la scarsità di fontanelle nel Nord Europa, il montaggio quotidiano dell’accampamento, il contatto costante con terra, umidità, sporco.
E poi l’errore dell’Oberalp Pass: convinti di aver raggiunto il San Gottardo, si sono ritrovati su un passo diverso. La tensione, la delusione, ma poi l’orgoglio e la voglia di completare davvero la sfida li ha riportati ad Andermatt per affrontare la salita giusta.

Il momento più emozionante? L’apparizione della Madonnina del Brinzio, patrona dei ciclisti varesini. Dopo aver attraversato Olanda, Germania, Belgio, Lussemburgo, Francia e Svizzera, quel piccolo simbolo ha rappresentato il legame profondo con il territorio dove sono cresciuti.

«Abbiamo sentito un’ispirazione fortissima, la familiarità di ciò che ci circonda ci è apparsa sotto una luce completamente nuova».
Ora, tornando a pedalare sulla ciclabile del lago di Varese, tutto ha un sapore diverso. «La bici e il nostro territorio ci danno la possibilità di rivivere queste esperienze in piccolo, durante la vita di città, senza dover attendere le ferie», spiegano.
Varese, con le sue ciclabili che si snodano tra lago e Sacro Monte, nasconde un potenziale incredibile ma sottosfruttato, dicono.
Un difetto? La frammentazione dei percorsi ciclabili che spesso si interrompono proprio nei punti più strategici, costringendo a condividere pericolosamente la strada con il traffico. Un pregio? La varietà del territorio: in pochi chilometri si passa dal lago alla collina, dalle vie del centro storico ai sentieri immersi nel verde, offrendo infinite possibilità di scoperta.
Il viaggio ha insegnato loro che l’avventura non ha bisogno di grandi distanze: basta saper guardare con occhi nuovi quello che abbiamo sempre avuto sotto il naso. Ogni pedalata sulla ciclabile di casa ora è un piccolo viaggio, ogni salita verso il Sacro Monte una sfida in miniatura, ogni giro del lago una riscoperta.
Perché viaggiare non è una questione di chilometri, ma di libertà. E quella libertà si può trovare ovunque, anche pedalando da Varese verso casa.
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