Arrestato finto re del Portogallo per truffa
Un consolato della "Real casa di Braganza" a Gallarate copriva una serie di raggiri e possesso di materiale diplomatico falso
Un incredibile raggiro, coperto da un finto ufficio diplomatico, guidato da un pretendente al trono del Portogallo, con tanto di truffa a una banca e a imprenditori creduloni. C’è questo e molto di più, dietro a un’operazione della Guardia di finanza di Gallarate e della procura di Busto Arsizio che ha portato all’arresto di 8 persone (5 in carcere) mentre altre 4 persone sono indagate a piede libero. Per il pm Giovanni Polizzi il gruppo diplomatico del consolato di Gallarate era in realtà un’associazione a delinquere, che ha commesso reati quali truffa, riciclaggio, possesso di stemmi contraffati o indebitamente acquisiti, falsificazione di documenti, false
generalità, minacce.
In manette è finito “sua altezza reale il principe di Braganza (come risulta dal suo passaporto diplomatico), Rosario Poidimani, un siciliano di Siracusa di 66 anni residente a Vicenza, dove, tra gli sfarzi e gli arazzi di una elegante sala del trono, c’era la sede principale della “Real Casa”. Arrestato anche il suo ministro delle relazioni estere, Roberto Cavallaro, 57 anni, veronese di Legnago. Insieme a loro i consoli, vice consoli e diplomatici del curioso consolato fantasma, U.G. 43 anni di Castellanza, Roberto Resini 44 anni di Gattinara (Vercelli) ex direttore della filiale di Gallarate della Carige, Pietro Orlandi 43 anni di Casorate Sempione, persona molto conosciuta negli ambienti politici del gallaratese. Ai domiciliari tre persone.
Poidimani, pregiudicato, aveva aperto un consolato a Gallarate (nel settembre 2004) e uno a Pogliana Milanese e un Istituto internazionale di relazioni diplomatiche in via Marsala, sempre a Gallarate. L’obiettivo dichiarato del gruppo era quello di insediare un nuovo stato in Europa, il “Principato di Braganza”. Alla bisogna, gli aderenti, intercettati dagli inquirenti, studiavano la posizione migliore per dar vita allo staterello e sognavano un pezzo di terreno in Ucraina, o un’isoletta in Croazia. Ma dietro quest’obiettivo ambizioso, c’erano in realtà, secondo la accuse, diversi raggiri tra cui una truffa alla Carige di Gallarate, con la connivenza dell’ex direttore di filiale, Roberto Resini. I sedicenti diplomatici, grazie alla sua copertura, ottenevano soldi, offrendo in cambio immobili con perizie gonfiate, oppure avevano finanziamenti con effetti cambiari allo sconto che poi non andavano a buon fine.
Ma anche gli aderenti al consolato venivano truffati: per entrare nel giro diplomatico venivano chiesti 5mila euro, dieci o venti volte di più euro per comprare la carica di console generale. Agli iscritti venivano propinati falsi documenti diplomatici, mentre imprenditori in difficoltà della zona venivano avvicinati con la promessa di crediti agevolati, grazie alle presunte garanzie fornite da un istituto di credito off shore, con sede a Cipro. In realtà, le garanzie off shore non venivano accettate da nessuno e ai poveri imprenditori venivano poi chieste anche le penali. Ma chi poteva credere a tutto questo? Imprenditori in difficoltà, si diceva, ma qualcuno ha anche confessato di aver preso il kit diplomatico perché stanco di fare la coda ai check in degli aeroporti. Alcuni aspetti dell’indagine hanno poi del grottesco, come l’accensione di conti correnti, con nomi inventati, come il signor “Ottoni Erminio”, scelto scherzosamente perché, letto al contrario, suonava come un insulto in romanesco.
La Guardia di Finanza ha sequestrato 712 passaporti diplomatici contraffatti, 600 carte d’identità diplomatiche, 135 targhe diplomatiche, 12 palette, un lampeggiante, 5 lasciapassare Onu, veri, indebitamente acquisiti nel lontano 1992 e finiti chissà come nelle mani del principe. I sigilli sono scattati anche tra gli sfarzosi arredi della sede della Real casa di Vicenza, sequestrato anche il trono. Il raggiro è stato scoperto grazie alle denunce di alcuni truffati. Gli inquirenti della Guardia di finanza e della Procura di Busto Arsizio hanno svolto ricerche presso il ministero degli esteri e l’ambasciata portoghese, rilevando l’inesistenza dinastica della “Real casa” di Rosario Poidimani. Le indagini sono durate due anni, 1 milione 600mila euro i danni procurati.
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