Dalla Valtellina a Milano Cortina 2026 passando da Varese: la storia artigianale di Pedü

Intervista a Thomas Bardea fondatore di Pedü: "È un progetto che unisce tradizione artigianale, innovazione e Made in Italy. Con le suole Vibram e una limited edition per Milano Cortina 2026, porta i valori alpini nel mondo"

Pedu

È molto più di una scarpa, Pedü è un ponte tra passato e futuro, tra artigianato e innovazione, tra territorio e mondo globale, con un piede ben piantato nelle montagne della Valtellina e la vista verso eventi straordinari come le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Un progetto che mantiene un forte legame anche con la nostra provincia, grazie alla scelta di utilizzare suole Vibram, eccellenza varesina riconosciuta a livello mondiale.

Thomas Bardea, fondatore di Pedü con una forte esperienza nel settore della comunicazione ha gli occhi che brillano quando racconta della sua azienda e dello sviluppo che sta vivendo. In passato ha fondato la ValtNet, un’agenzia di Sondrio con un claim molto deciso: “I clienti sono la differenza tra arte e design”. Lo abbiamo incontrato dopo esser stato ospite della Elmec con cui sta condividendo alcuni progetti.

Che clima si respira in Valtellina in vista delle Olimpiadi?
«C’è grande entusiasmo e soprattutto tanta curiosità. Le Olimpiadi portano inevitabilmente anche lavori e cambiamenti, ma sono vissuti con calma e aspettativa. È un evento che qui non si è mai visto e molti valtellinesi non l’hanno mai vissuto nemmeno altrove. Sapere che accadrà “a casa nostra” genera un’attesa molto forte, quasi viscerale».

Siete tra le realtà legate ufficialmente alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Come nasce questa collaborazione?
«Siamo l’unica azienda valtellinese di un territorio olimpico ad avere il marchio ufficiale. Questo perché la Fondazione Milano Cortina ha avuto una grande lungimiranza: avvicinare le Olimpiadi ai territori, valorizzando prodotti autentici, persone e storie locali. Pedü è un’azienda valtellinese, con una storia e una produzione interamente nella valle, e questa partnership sancisce un legame fortissimo. Abbiamo sviluppato una calzatura della nostra collezione in edizione limitata, con i marchi olimpici, numerata da 1 a 99 paia, con un packaging speciale che contiene anche una sorpresa. È un modo per celebrare un evento straordinario che entrerà nella storia».

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C’è anche un legame forte con la Lombardia e con la provincia di Varese…
«Si. Pedü vuole testimoniare che è un prodotto davvero Made in Italy, pensato, sviluppato e realizzato da persone che credono profondamente in questo valore. La Lombardia è la nostra regione di adozione e il contributo di realtà come Vibram rafforza ulteriormente questa identità».

Torniamo all’inizio: come nasce Pedü?
«Pedü è nata cinque anni fa da un’idea molto semplice ma urgente: salvare una tradizione che stava scomparendo. In Valmalenco c’erano quattro signore, ormai anziane, che erano le ultime a sapere come realizzare a mano queste calzature tradizionali, così come si faceva fino agli anni Cinquanta. Erano le ultime depositarie di un sapere artigianale unico. Le abbiamo coinvolte e portate nella scuola professionale di sartoria di Sondrio, dove hanno insegnato alle giovani allieve come realizzare i Pedü, dai cartamodelli alla rifinitura. Quelle ragazze oggi sono le sarte del nostro laboratorio, che è rimasto nel cuore della Valtellina».

Quante persone lavorano oggi nel progetto Pedü?
«Siamo una piccola realtà artigianale, quasi una startup. Una decina di persone tra sartoria, organizzazione e logistica. Abbiamo dedicato anni allo sviluppo del prodotto, realizzando moltissimi prototipi. Oggi finalmente siamo pronti a presentarci al mercato con una proposta autentica, pensata per chi ama uno stile di vita alpino fatto di valori, tradizioni e qualità».

Le vostre scarpe sono già acquistabili?
«Sì, sono disponibili esclusivamente sul nostro e-commerce ufficiale. Sul sito si trovano le sei varianti colore della collezione uomo e donna e il modello speciale Olympic Milano Cortina 2026. Questo rappresenta il nostro vero debutto pubblico».

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Cosa vi dà più soddisfazione di questo progetto?
«L’apprezzamento delle persone. I nostri clienti capiscono che non stanno acquistando solo una scarpa, ma anche una storia. Apprezzano la cura maniacale dei dettagli, la qualità dei materiali e il fatto di contribuire a salvaguardare una tradizione alpina. Questo rende l’acquisto qualcosa di più profondo e dà grande soddisfazione anche a noi».

Un elemento chiave è la suola Vibram. Perché questa scelta?
«È stata una grande opportunità nata dall’incontro con un imprenditore varesino, proprietario di Vibram. Gli ho presentato il progetto quando era ancora agli inizi e ha creduto subito in quello che stavamo facendo. Vibram ha sviluppato per noi una suola EcoStep, con il classico carrarmato, contenente anche una percentuale di gomma naturale. Per una realtà piccola come la nostra, poter lavorare direttamente con Vibram è stato un grande orgoglio e un valore aggiunto enorme».

Dal punto di vista tecnico, cosa rende il Pedü diverso dalle altre scarpe?
«È una scarpa pensata per il benessere del piede. Non è il piede che si adatta alla scarpa, ma il contrario. All’interno c’è una membrana in lattice totalmente naturale che permette alla calzatura di adattarsi in modo naturale. È cucita a mano, in tessuto, comodissima. Basta provarla una volta e difficilmente si torna indietro».

E in caso di pioggia o umidità?
«Anche qui abbiamo un plus naturale. La tomaia è doppia, in velluto esterno e cotone interno, con un bordo in feltro che è termoregolante e igroscopico. La suola Vibram è ovviamente impermeabile. Essendo una scarpa in tessuto, asciuga molto rapidamente: anche se prende acqua, non rimane bagnata a lungo come accade con pelle o materiali sintetici».

Quanto conta il legame con il territorio nel vostro futuro?
«Conta tantissimo. I nostri valori nascono qui e resteranno sempre qui. Ma la visione è portare il Pedü nel mondo, esportando i valori alpini: qualità, impegno, rispetto per il cliente e per ciò che indossa. Radici salde, ma sguardo lontano».

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Marco Giovannelli
marco@varesenews.it

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Pubblicato il 27 Gennaio 2026
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