Canile in Valceresio, «abbiamo puntato sulla qualità»
Dopo l'articolo apparso su Varesenews, le considerazioni della Comunità montana
Riceviamo e pubblichiamo
In merito al servizio «I randagi della Valceresio finiscono a Pavia», a firma Orlando Mastrillo (Varese News di ieri, lunedì 16) la Comunità Montana Valli del Ceresio ritiene dover precisare alcune circostanze omesse nella redazione dell’articolo stesso, nonostante siano state al centro di una lunga telefonata.
1) La società che gestisce il servizio di prevenzione del randagismo non è stata scelta ma risulta essere la vincitrice di una regolare gara d’appalto. La base d’asta era costituita da una retta giornaliera per ogni cane ospitato sulla quale i concorrenti hanno fatto la propria offerta.
2) Il criterio di affidamento al massimo ribasso, non è l’elemento primo del contratto d’appalto. La richiesta prima della Comunità Montana per le aziende che avessero preso parte alla gara era il rispetto di standard qualitativi primari specificatamente previsti dal Capitolato d’Appalto.
3) Adottando altre tipologie di affidamento ci si poneva nella condizione di dover trattare sulla qualità del servizio. Circostanza che la Comunità aveva categoricamente escluso, indicando proprio nella qualità del servizio il vincolo non contrattabile.
4) Nonostante la gara d’appalto sia stata bandita vigente ancora la precedente normativa regionale, la Comunità Montana ha preteso che la società aggiudicatrice dell’appalto accettasse i vincoli contrattuali derivanti dalla successiva legge regionale 16 del 20 luglio 2006 che prevede il rispetto di condizioni di qualità assai più vincolanti.
5) Il requisito della distanza (i famosi 45 chilometri dalla sede della Comunità Montana) viene adottato anche da quei comuni che, pur appartenendo alla Comunità stessa, non usufruiscono del servizio associato. Il requisito è stato introdotto per favorire una più larga partecipazione di aziende, tenuto conto che il loro numero sul territorio è limitato. Il precedente gestore del servizio associato distava 36 chilometri dalla sede della Comunità e mai nessuno ha opinato che la distanza potesse essere contestabile.
6) Una volta aggiudicata la gara, prima della sottoscrizione del relativo contratto la Comunità Montana ha verificato con proprio personale e con personale Asl la rispondenza dei requisiti autocertificati dalla società vincitrice: un ulteriore passo per garantire la qualità del servizio.
7) Quanto alle dichiarazioni attribuite alla LIDA secondo le quali “in Valceresio ci sono associazioni che farebbero lo stesso servizio del canile della Lomellina l’osservazione è del tutto fuori luogo: perché quelle associazioni non hanno partecipato alla gara d’appalto? Tra l’altro la procedura è stata ampiamente pubblicizzata mediate pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del Regione Lombardia (BURL) , oltre che all’albo pretorio di tutti i comuni della valle.
8) Rispetto alla natura del servizio è evidente che la Comunità Montana favorisce e anzi sostiene le iniziative di adozione dei cani non rivendicati dai propri legittimi proprietari. Ogni adozione è non solo un gesto di cuore verso un animale abbandonato, ma, dal punto di vista economico, un minor costo per le casse pubbliche. Se all’interno del canile di Uboldo non vi soggiornasse alcun cane, nulla dovrebbe alla Società la Comunità Montana.
9) Proprio in merito ai costi, inoltre, ( “Il business dei canili d’oro….” ) il contratto prevede delle garanzie molto forti a riguardo, in quanto stabilisce un limite massimo ai compensi dovuti all’appaltatore. Fermo restando che il gestore del servizio è obbligato a ricevere nella propria struttura tutti i cani provenienti dal territorio dei comuni aderenti al servizio associato, l’importo del compenso corrisposto non potrà comunque eccedere il limite massimo risultante dal prodotto tra la quantità convenzionale di 6 cani e il numero dei comuni aderenti. In altre parole, per semplificare quanto appena esposto, dato atto che ad oggi i comuni aderenti sono 6, il compenso erogato non potrà eccedere il numero massimo di 36 cani, fermo restando, ribadiamo, l’obbligo per l’appaltatore di ricevere tutti i cani senza alcun limite. Tale previsione ha una duplice valenza, non solo fissare un limite al costo, ma anche incentivare l’appaltatore a favorire le adozioni consapevole che per i cani superiori al limite numerico stabilito non riceverà compenso.
Quanto al titolo del servizio “I randagi della Valceresio finiscono a Pavia” è una evidente distorsione della realtà. I randagi della Valceresio finiscono a Uboldo, canile nel quale è fatto obbligo di mantenerli per almeno 20 giorni. Non esiste alcun automatismo per cui dal 21.mo giorno il randagio debba essere trasferito. Inoltre si presume che chi abbia smarrito un cane, lo ricerchi immediatamente rivolgendosi all’apposito servizio comunale.
Comunità Montana della Valceresio
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Ho deciso di pubblicare per intero la lettera inviata alla redazione di Varesenews dalla comunità montana della Valceresio in merito alla questione del canile. Vorrei precisare in base alle affermazioni riportate che non ho parlato in prima persona ma ho riportato le opinioni espresse dalla Lida e dal suo rappresentante Mauro Bottigelli. Tali opinioni possono non corrispondere al mio pensiero. In merito alle “imprecisioni” o “omissioni” vorrei invitare l’autore della lettera a rileggere l’articolo in quanto è specificata la questione della gara d’appalto vinta dalla società di Parona Lomellina, il trasferimento solo per necessità dopo 20 giorni dei cani dal canile di Uboldo a quello di Parona Lomellina. E’ altresì specificato il fatto che i cani vengono portati ad Uboldo una volta catturati e non a Parona Lomellina. Infine, riguardo al titolo, si è scelto un tono provocatorio al fine di spiegare la situazione di quei cani che entro i venti giorni non vengono recuperati dai padroni, cioè i randagi.
(O.M.)
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