Prato del Sempione, la petizione vola verso quota mille firme: «No a nuovo cemento»
Cresce il fronte del "no" all'asta del lotto di 3300mq a Beata Giuliana. Sabato 7 febbraio il sit-in di Legambiente, mentre l'associazione Riabitare chiede di fermare la vendita per tutelare viabilità e salute
La battaglia per l’ultimo prato affacciato sul Sempione entra nel vivo. A meno di dieci giorni dalla possibile messa all’asta del terreno, fissata dopo il 12 febbraio, la mobilitazione popolare non accenna a fermarsi. La petizione lanciata dai cittadini ha ormai superato le 900 firme, puntando dritta al traguardo simbolico di quota mille, spinta da un “tamtam” che ha generato oltre 9.700 visualizzazioni e un migliaio di condivisioni social.
Il sit-in di Legambiente
Il prossimo momento chiave della protesta sarà sabato 7 febbraio. Dalle 15.00 alle 17.00, il prato di Beata Giuliana ospiterà un presidio organizzato da Legambiente. Sulle note de “Il ragazzo della via Gluck”, gli attivisti inviteranno i passanti a firmare per chiedere che l’area venga destinata definitivamente a parco pubblico, sottraendola all’ipotesi di nuove edificazioni.
Viabilità e salute: le preoccupazioni di Riabitare
L’associazione Riabitare, che sostiene con forza l’iniziativa, pone l’accento sulla sostenibilità di un quartiere già sotto pressione. Tito Olivato esprime chiaramente i timori della comunità: «Non si deve costruire altro oltre a quello che c’è già. Il problema è versare altro cemento con conseguente aumento del traffico».
Al centro del dibattito c’è la tenuta della rete stradale: il Sempione: già oggi congestionato e difficilmente in grado di assorbire nuovi flussi; via Quintino Sella, su cui graverà il peso del futuro nuovo ospedale; il mercato immobiliare: nel quartiere sono già in vendita altri 8 terreni privati, rendendo — secondo i promotori — non necessaria l’alienazione di questo lotto comunale di 3300mq.
In un quartiere che ha visto il proprio volto stravolto da una serie di costruzioni progressive, i residenti chiedono ora di fermare la “congestione febbrile” delle vendite e di dare priorità alla qualità della vita.
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