Se la flebo te la cambia la polacca….

Tredici infermieri neo laureati varesini lasciati a casa dall'ospedale. In reparto arriva solo personale dall'Est Europa in virtù in un accordo con un'agenzia interinale

«
La Finanziaria ci penalizza? E perchè non penalizza anche Busto che ha
appena assunto 54 infermieri professionali? » È furioso il preside
della Facoltà di Medicina dell’Insubria e primario di ortopedia
all’ospedale di Circolo Paolo Cherubino. La mancata
assunzione di 13 neo infermieri, laureati da sei mesi all’Insubria e
che fino a ieri hanno lavorato in reparto grazie a una borsa di studio,
non viene digerita. «Ci siamo sentiti dire che la Finanziaria ha
bloccato le assunzioni e poi arrivano i rimpiazzi dalla Polonia,
persone che non capiscono una parola di italiano e che non riescono a
garantire il servizio. Proprio non capisco!»

Paolo
Cherubino porta ad esempio la difficile situazione del suo reparto
( «al limite dello sciopero…») che proprio nell’ultimo week end ha
dovuto affrontare  21 interventi chirurgici di cui uno per un paziente
con quattro fratture: «Da quando dirigo il reparto abbiamo ben 18 letti
( dei 50 totali) accreditati chiusi per mancanza di personale
infermieristico. Lavoriamo al limite e come aiuto ci hanno mandato
un’infermiera polacca che non parla una parola di italiano. Ci siamo
lamentati per la qualità del servizio. Ma non abbiamo ottenuto
risultati. In compenso l’infermiera professionale, neo laureata
borsista, che avevamo in reparto è stata lasciata a casa per ragioni di
budget….E la situazione si ripete anche in altri reparti».

La
questione sembra veramente paradossale: l’azienda ospedaliera, legata
da una convenzione con l’Università dell’Insubria, va a reclutare
personale infermieristico nell’Est Europa e lascia a spasso le forze
allevate e istruite in casa. La ragione sembra risiedere nel contratto
che l’allora direttore generale Roberto Rotasperti
firmò con l’agenzia di lavoro interinale per reperire 41 figure
infermieristiche. Quel contratto è entrato in vigore proprio in questi
giorni e andrà onorato finchè non verrà contestata la qualità. A ciò si
aggiunga l’obbligo imposto a tutte le aziende sanitarie dalla
Finanziaria di ridurre dell’1% rispetto al 2004 le spese per il
personale.

La
preoccupazione maggiore è che questi 13 infermieri, in un sistema
sanitario nazionale sempre in emergenza sul fronte professionale,
trovino presto un’occupazione lontana da casa, così l’ospedale vedrà
sfumare un investimento formativo prezioso.
«Vista la situazione – rivela ancora il professor Cherubino –  l’Università ha dovuto ridurre ulteriormente i posti disponibili del corso di laurea infermieristico
portandoli da 180 a 125: non possiamo sfornare disoccupati! Intanto
vediamo pubblicare stime da capogiro sul nuovo ospedale che "avrà
bisogno di 174 nuovi infermieri". Forse ci stanno prendendo in giro…».

Preoccupati
sono anche i sindacati che, in base agli ultimi confronti in vista del
nuovo ospedale, hanno le stime esatte dei bisogni futuri: «Per
soddisfare le richieste assistenziali della nuova struttura che conterà
dai 98 ai 108 posti per piano oltre alle 20 sale chirurgiche – spiega Manuela Vanoli delegata della Cgil
– occorreranno almeno 159 infermieri in più, oltre ai 41 stranieri, 70
operatori socio sanitari e 30 tecnici di laboratorio. La decisione
relativa ai 13 neo laureati è grave: non si può pensare che l’ospedale
di Varese sia uguale agli altri. Ci vuole una deroga».

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Pubblicato il 04 Maggio 2006
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