Difesa e alta tecnologia: come cambia la filiera lombarda nel 2026

Con la spesa militare europea in forte crescita dopo la guerra in Ucraina e il raggiungimento diffuso della soglia del 2% del PIL, il dibattito si sposta sugli effetti economici e industriali degli investimenti nella difesa, tra opportunità per territori produttivi come la Lombardia e interrogativi sulla qualità reale della spesa pubblica

leonardo generico

Questo articolo è stato curato da Giulia Fasola (@_giuliafasola) del Liuc-Finance & Investment Club dell’Università Liuc di Castellanza
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Introduzione

Nel 2026 la crescita della spesa per la difesa in Europa non è più una risposta emergenziale, ma un nuovo equilibrio strutturale dei bilanci pubblici. Dalla guerra in Ucraina in poi, i Paesi dell’Unione Europea hanno progressivamente aumentato le risorse destinate alla sicurezza, con l’obiettivo di rafforzare deterrenza, capacità operative e autonomia strategica.
Secondo i dati ufficiali del Consiglio dell’Unione Europea, nel 2024 la spesa complessiva per la difesa degli Stati membri ha raggiunto circa 343 miliardi di euro, segnando un forte incremento rispetto al periodo pre-2022. Nel 2025 ha superato i 380 miliardi di euro, attestandosi intorno al 2% del PIL aggregato dell’UE per la prima volta in modo diffuso.
L’obiettivo del 2%, fissato dalla NATO nel 2014, per anni è rimasto soprattutto politico; oggi rappresenta invece una soglia raggiunta da gran parte dei membri europei. Nei vertici NATO del 2025 è inoltre emersa la proposta di rafforzare ulteriormente l’impegno nel prossimo decennio, con un obiettivo orientativo di 3,5% del PIL per la difesa “core” entro il 2035, a cui si affiancano ulteriori investimenti in sicurezza correlata, come cybersicurezza e protezione delle infrastrutture critiche.

La posizione dell’Italia

L’Italia, storicamente sotto la soglia del 2%, nel 2024 ha destinato circa l’1,5–1,6% del PIL alla difesa secondo i criteri NATO.
Nel 2025 il governo ha dichiarato il raggiungimento della soglia del 2% del PIL, includendo nel calcolo varie categorie di spesa, tra cui alcune voci di sicurezza connesse, come Guardia di Finanza e cybersicurezza.
Nel 2026 il dibattito economico ruota attorno a un punto chiave: capire quanto dell’aumento della spesa per la difesa corrisponda a veri nuovi investimenti in capacità operative e quanto invece sia dovuto semplicemente a spese già esistenti riclassificate come “difesa”. Questa distinzione è importante perché determina la qualità reale della spesa e le sue conseguenze sull’economia nel medio periodo.

Impatto industriale la filiera lombarda e il ruolo di Varese

La spesa per la difesa non si traduce soltanto in costi correnti. Una parte rilevante riguarda sistemi aerospaziali, elettronica avanzata, meccanica di precisione e cybersecurity, settori ad alta intensità tecnologica e con forte integrazione nelle catene del valore.
La Lombardia gioca un ruolo centrale in queste filiere, grazie a un tessuto produttivo che coinvolge grandi gruppi industriali, PMI altamente specializzate e una rete di subfornitori tecnologici.
Il territorio varesino, con la sua tradizione aerospaziale e manifatturiera, è pienamente inserito in queste dinamiche. Un aumento stabile della domanda può avere un effetto moltiplicatore sull’industria locale, traducendosi in maggiore occupazione qualificata, crescita dell’export tecnologico e investimenti in ricerca e sviluppo.

Tra opportunità e limiti

Non mancano osservazioni critiche e perplessità. Alcuni economisti sottolineano che la spesa militare potrebbe avere un impatto meno espansivo rispetto a investimenti in infrastrutture o istruzione. Altri evidenziano il rischio che l’aumento delle risorse destinate alla difesa riduca margini per sanità, welfare o politiche industriali civili.
Inoltre, l’inclusione di voci non strettamente militari nel calcolo del 2% alimenta il dibattito sulla trasparenza e sulla qualità effettiva della spesa.
A inizio 2026 la crescita dei bilanci per la difesa in Europa è un dato consolidato. La vera sfida non è più raggiungere una soglia percentuale, ma trasformare questa nuova stagione di spesa in capacità produttiva, innovazione e competitività di lungo periodo, evitando che si trasformi in un semplice adeguamento contabile privo di reale impatto industriale.

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Pubblicato il 09 Marzo 2026
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