Benedetta, la forza di ricominciare dopo la cecità: “Voglio lavorare, ma le porte delle aziende restano chiuse”
Dalla malattia genetica alla laurea con 110 e lode fino alla ricerca di un’occupazione che non arriva: la storia di Benedetta Calani racconta talento, determinazione e le difficoltà concrete di inclusione nel mondo del lavoro
Benedetta ha 25 anni, una laurea e spalle da lottatore di sumo. Perché bisogna avere spalle larghe, molto larghe, per affrontare e superare quello che la vita le ha messo davanti, quando aveva solo 15 anni.
Nell’età in cui si sboccia alla vita, in cui tutto sembra possibile, a Benedetta Calani la sorte ha messo davanti un ostacolo non da poco: a causa di una malattia genetica – la sindrome di Blau – ha iniziato a vederci sempre meno, fino a diventare completamente cieca a 21 anni.
La forza di reinventarsi
«Fino a 15 anni ero come tutte le altre ragazzine, completamente autonoma – racconta Benedetta che vive a Brenno di Arcisate – Poi ho dovuto reinventarmi, imparare cose nuove come leggere in Braille e usare il computer senza vederci ma anche muovermi in sicurezza senza l’aiuto della vista». Un percorso che sicuramente è stato di fatica e sofferenza ma non l’ha fermata: ha completato il liceo delle Scienze umane all’Isis Valceresio di Bisuschio e poi l’università, facoltà di mediazione linguistica all’Università dell’Insubria di Como, con specializzazione in inglese e tedesco. «Ero a metà del secondo anno quando ho perso completamente la vista ma è stato ugualmente un percorso molto bello, che mi ha dato tanto».
Finita l’università con una laurea da 110 e lode, anche Benedetta, come i suoi compagni di corso, si è messa alla ricerca di un lavoro, pronta a mettere a frutto le tante competenze acquisite e la passione con cui ha affrontato il percorso di studi. «E qui mi sono dovuta di nuovo scontrare con la realtà: se sei non vedente trovare lavoro è difficilissimo, per quanto tu possa essere autonoma, formata e piena di voglia di fare».
In cerca di un futuro luminoso
Nel frattempo si rivolge all’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Varese, entra nel progetto “Futuro luminoso” che attraverso finanziamenti di Regione Lombardia permette di frequentare diversi corsi, tra cui quello di informatica, ma anche un percorso di orientamento e mobilità per l’autonomia, oltre ad offrire supporto psicologico.
Nonostante questo, dopo numerosi tentativi di candidatura e oltre un anno di iscrizione al collocamento mirato, non ha avuto accesso nemmeno a un singolo colloquio: «Il progetto “Futuro luminoso” è finalizzato anche a trovare tirocini lavorativi retribuiti, ma ad oggi non ho avuto risposte e quando c’è stato un contatto la possibilità di un colloquio si è subito chiusa quando ho detto della mia disabilità. L’unica esperienza lavorativa che ho fatto finora è stato un corso di 6 mesi come insegnante di inglese in uno studio di commercialista. Mi piacerebbe lavorare nelle risorse umane, nell’organizzazione o ell’amministrazione. Ho cercato anche nell’ambito della traduzione audiovisiva ma è un ambiente molto chiuso».
Oltre il pregiudizio
«Ci sono molti pregiudizi – è l’amara constatazione di Benedetta – Mi chiedono “cosa puoi fare? Cosa ti faccio fare?” ma oggi con la tecnologia possiamo fare tutto, impariamo in fretta e soprattutto abbiamo una grandissima capacità di adattarci e di trovare soluzioni, proprio perché non vederci ti costringe anche ad essere creativo. Ci sono davvero poche cose che ci fermano».
«Questa esperienza ci porta a evidenziare una difficoltà concreta e strutturale – dice Daniele, il fidanzato di Benedetta – Per una persona non vedente, anche altamente qualificata, l’accesso al lavoro sembra limitarsi quasi esclusivamente a ruoli stereotipati, come quello di centralinista. Pur nel rispetto per questa mansione, riteniamo che non sia in molti casi coerente con il livello di formazione, le competenze e le aspirazioni di persone come Benedetta».
Verso il futuro con Scottex
Benedetta ha carattere, non si piange addosso e si rimbocca le maniche: continua a inviare candidature e intanto fa volontariato con l’Aism, l’Associazione italiana sclerosi multipla e con l’Unione ciechi di Varese, di cui è diventata referente di zona per la Valceresio. Da qualche giorno, poi, c’è una nuova preziosa presenza nella sua vita: è Scottex, biondissimo cane guida che è stato donato dal Lions Club. Un amico che sarà al suo fianco anche nella nuova sfida di Benedetta: trovare un lavoro dove esprimere le sue competenze e la sua grande capacità di superare ogni ostacolo.
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