Caccia vietata a Vizzola Ticino, la Polizia Provinciale sequestra una carabina termica
Il Tribunale di Busto Arsizio ha disposto la confisca definitiva della dotazione tecnica che comprendeva un sofisticato sistema di puntamento termico adatto al controllo della fauna. L'arma sarà ora a disposizione della polizia
Un controllo serale nelle campagne di Vizzola Ticino si è concluso con la confisca definitiva di una carabina d’alto livello, che ora passerà dalle mani di un cacciatore di frodo a quelle della Polizia Provinciale. L’episodio risale al marzo del 2025, quando gli agenti sorpresero un uomo a bordo della propria auto, in pieno periodo di divieto venatorio, equipaggiato con un’arma sofisticata pronta all’uso per la caccia al cinghiale. (immagine realizzata con l’Ai)
Il blitz notturno a Vizzola Ticino
L’operazione era scattata dopo che la Polizia Provinciale aveva individuato il veicolo sospetto muoversi in orario serale nelle aree boschive del comune. All’interno dell’abitacolo, l’uomo custodiva una carabina calibro 30-06 completa di munizioni e, soprattutto, di un moderno sistema di puntamento termico, tecnologia che permette di individuare gli animali anche nel buio più totale.
Le circostanze avevano lasciato pochi dubbi agli agenti: era in corso un’attività di caccia illegale al cinghiale fuori dagli orari e dai periodi consentiti dalla legge. All’uomo era stato quindi contestato il reato previsto dalla normativa nazionale sulla tutela della fauna selvatica (Legge 157/1992), che vieta tassativamente l’esercizio venatorio durante il silenzio venatorio.
La scelta dell’oblazione e la sentenza
Nel corso del procedimento giudiziario, l’interessato ha scelto di chiudere la propria pendenza penale attraverso l’istituto dell’oblazione. Pagando una somma di 1.291 euro, oltre alle spese legali, ha ottenuto dal Giudice la dichiarazione di estinzione del reato. Tuttavia, l’estinzione dell’illecito non ha comportato la restituzione dell’attrezzatura utilizzata.
Il Tribunale di Busto Arsizio, con una sentenza emessa il 9 febbraio 2026, ha infatti confermato la rilevanza penale legata all’uso dell’arma in contesti illegali, disponendo la confisca della carabina e di tutto il materiale sequestrato. Una decisione che ha sottratto definitivamente lo strumento al trasgressore.
Dalla caccia di frodo al servizio della comunità
La vicenda ha preso una piega particolare lo scorso 16 marzo, quando il Giudice ha autorizzato l’assegnazione dell’arma proprio alla Polizia Provinciale. Data l’elevata qualità tecnologica della carabina e del visore termico, gli agenti avevano presentato formale richiesta per poterli integrare nella propria dotazione tecnica.
D’ora in avanti, quel fucile non servirà più per il bracconaggio, ma per le attività istituzionali di gestione e controllo della fauna selvatica. «L’arma e il sistema di puntamento – spiegano dal comando – saranno utilizzati per le attività di gestione e tutela del territorio», diventando uno strumento utile agli agenti per monitorare proprio quelle popolazioni di cinghiali la cui gestione richiede interventi mirati e sicuri.
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