Carter Trevisani, un mastino a cinque cerchi

Il difensore, ora all'Asiago, parteciperà a Torino 2006. "Orgoglioso dell'azzurro, puntiamo a entrare nelle prime otto"

Saranno solo in tre, ma di qualità: Joe Busillo, Mario Brian Chitarroni e Carter Trevisani sono i giocatori con un passato varesino che il commissario tecnico dell’hockey, Michel Goulet, ha convocato per i giochi olimpici di Torino 2006.
I primi due, protagonisti al PalAlbani una decina d’anni fa, sono ora i veterani dei Milano Vipers che stanno dominando il massimo campionato. Trevisani, difensore massiccio (1 metro e 86 per 86 chili di peso) dotato di un buon senso del gol, è invece il giocatore con la militanza più recente in giallonero: arrivò a Varese per il campionato 2003/04 disputando le ultime due stagioni con i Mastini di Tony Martino. Oggi è all’Asiago, formazione che se lo assicurò (insieme a Iannone, Pittis e allo stesso coach) non appena venne ufficializzata la rinuncia alla serie A dei gialloneri. Con Varese Trevisani, che vestiva la maglia numero 3, ha giocato 86 partite realizzando 44 punti (21 reti e 23 assist).

Manca un mese esatto all’inaugurazione di Torino 2006: qual è la sua sensazione quando pensa alle Olimpiadi?
«Sono contento, eccitato. Aspetto con trepidazione il momento in cui inizieremo a giocare sul ghiaccio olimpico; del resto sto per coronare il mio sogno».

Ad inizio stagione si aspettava la chiamata di Goulet?
«Sinceramente non me l’aspettavo, anche se era una mia grande speranza. Sapevo di avere a disposizione un’opportunità, giocando nella mia nuova squadra, l’Asiago. Il mio programma era quello di lavorare duramente per giocare nel modo migliore possibile: si vede che sono stato premiato».

Lei è nato in Canada, a Carlisle: non ha mai avuto problemi ad accettare la maglia azzurra.
«No per niente: mio papà è nato in Italia, a Force, un piccolo paese in provincia di Ascoli, ed è emigrato quando aveva una decina d’anni. Per cui il mio "collegamento" con l’Italia è sempre stato molto forte, ora sono orgoglioso di vestire la maglia della Nazionale».

Cosa le viene in mente quando le si nomina Varese?
«Bé, tante cose. Se penso all’hockey rivedo una gran bella squadra e mi auguro che una nuova società riporti presto la serie A, anche perché un tifo, un pubblico caldo e appassionato come quello giallonero è difficile da trovare. Se invece ripenso alla città, vedo un posto molto bello: Varese non è un centro enorme, difficile da vivere come Milano, però mette a disposizione molte opportunità come negozi, ristoranti a differenza di paesi come Asiago. Poi ci sono altre bellezze indimenticabili: il Sacro Monte, il Lago Maggiore, quello di Varese. Ho molti ricordi positivi».

Quali sono le ambizioni del "Blue Team" italiano ai Giochi Olimpici?
«Il girone di qualificazione comprende sei squadre: vogliamo riuscire a vincere due delle cinque partite che disputeremo per entrare tra le migliori otto Nazionali al mondo. Sarà dura, ma credo che contro Svizzera e Germania potremo dire la nostra. D’altra parte credo che l’Italia sarà a Torino con una buona squadra: ci sono giocatori di livello europeo e accanto a loro un gruppo di giovani interessanti. Seguiteci, noi ci proveremo». 

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Pubblicato il 11 Gennaio 2006
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