“Io, ex giocatore, ho ritrovato il gusto dei gamberoni…”

Un tempo giocatore incallito, senza amici e in un mare di debiti, è riuscito a cambiare vita ritrovando sé stesso. Storia di Gigi che ha vinto la dipendenza dopo anni di buio e di angoscia

"Non sono un poco di buono, come pensa molta gente. Sono malato" Gigi, ex giocatore sfrenato, accetta di parlare del suo passato e della sua vita per aiutare a capire cosa sia la terribile esperienza della dipendenza da gioco. Fa parte dell’associazione ‘giocatori anonimi’ che ha varie sedi tra cui una a Busto Arsizio e una a Milano.
"È un gorgo in cui cadi senza accorgertene: ti scatta qualcosa nella testa e perdi il controllo. Si chiama compulsione, una sorta di impulso irrefrenabile che non ti lascia scampo."
Gigi, padre giocatore e nonno alcolista, ritiene di avere la dipendenza nel sangue: "Gioco da quando avevo 18 anni. All’inizio appartenevo alla categoria dei ‘sociali’ ( chi lo fa per puro divertimento non perdendo mai il controllo, ndr), poi via via negli anni il gioco è diventato sempre più importante, fino a condizionarmi la vita, a rovinarmi l’esistenza."
Gigi non è estimatore di slot machine, la sua passione erano i cavalli e il casinò : "Magari passavo tutta la giornata all’ippodromo o alla sala corse e , se la vincita era sostanziosa, mi precipitavo al tavolo verde. E dire che non era così facile andare al casinò: occorreva l’abito giusto e dovevo macinare chilometri in macchina per raggiungere le sale. Eppure era la mia ragione di vita. Spesso rientravo a casa all’alba, pensando solo al momento in cui avrei ricominciato a giocare."

"Un giorno – ricorda Gigi – avevo passato l’intero pomeriggio e la serata all’ippodromo di Milano. Avevo raccolto una discreta cifretta, circa 350.000 lire. Sulla via di casa mi sono fermato all’autogrill e ho comprato un ‘gratta e vinci’: non sono riuscito più a fermarmi, ho fatto fuori l’intera vincita, grattando con una foga inaudita alla ricerca delle dea bendata."
Poi, un giorno, la decisione: cambiare vita e ritrovare sé stesso: "Ero stufo: stanco delle banche che mi chiedevano di rientrare nel conto, stanco di sostenere lo sguardo di mia moglie, stanco di svegliarmi la mattina pensando a dove recuperare il denaro per poter giocare, stanco di non veder più i miei figli, stanco di mentire agli amici. Stanco dell’ansia che non mi faceva dormire, che mi toglieva il fiato, che mi impediva di mangiare." E così è iniziata la sua ricerca di un aiuto: dapprima in un ospedale di Bolzano, poi al Sert di Verbania dove lo mettono in contatto con i ‘giocatori anonimi’. "Una folgorazione – ricorda Gigi – quel gruppo mi ha lanciato un’ancora di salvezza che ancora oggi tengo ben stretta. Mi hanno permesso di ritrovare me stesso, di capire l’importanza della mia vita. Mi hanno rimesso in contatto con la mia coscienza, che da giocatore avevo soffocato. Il gruppo non ti chiede chi sei o cosa hai fatto o quanto hai perso: ti mette di fronte a dei passi, dodici regole da far proprie per ritornare ad essere padroni di sé stessi. Riacquistiamo quella sicurezza smarrita dietro una scommessa. Il più grosso difetto del giocatore è la presunzione: lui non può perdere, può incappare in una brutta giornata, ma da domani tornerà vincitore. Ed è questo che ti frega, che non ti permette di fermarti."
Oggi Gigi è orgoglioso di ciò che è e di ciò che ha fatto. Ed è per questo che decide di parlare del suo passato per far capire che vincere la compulsione si può: "Non puoi eliminare la dipendenza. Ancora oggi io devo tenermi lontano dal gioco, dalla sala corse, dai casinò. Ed è per questo che i giocatori anonimi non ti costringono a far ciò che non vuoi: siamo uniti e ci sosteniamo a vicenda ma non possiamo aiutare chi non vuole, chi non ha ancora toccato il fondo, perché rischiamo di uscirne sconfitti anche noi."
Oggi Gigi è un uomo rinato, ha messo su qualche chilo, è rilassato, ha riacquistato la fiducia di clienti e amici :"Io sono sempre stato un bongustaio: ero arrivato al punto di scegliere le bettole di infimo ordine e di accontentarmi di alberghi squallidissimi perché non avevo soldi. Oggi ho riacquistato il gusto delle belle cose e della buona cucina. Ho ricominciato a mangiare i gamberoni, il mio piatto preferito…"

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Pubblicato il 23 Luglio 2001
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