Madre e figlio annegano nel canale

Gli inquirenti devono stabilire se si tratti di incidente o di suicidio-omicidio

Si è trattato molto probabilmente di un gesto di una madre disperata, con il timore di vedersi sottratta la custodia del figlio; sono queste le conclusioni cui sembrano giunti gli inquirenti dopo le prime indagini seguite al ritrovamento di due corpi, questa mattina nel canale che alimenta la centrale elettrica Enel a Turbigo. 
La donna si chiama Laura Manzin, di 39 anni, viveva con il piccolo Leonardo, 2 anni, a Robecchetto con Induno, in provincia di Milano. Dalle prime testimonianze, tra cui quella dell’ex marito, sembra che soffrisse di disturbi psichici, tanto da spingersi già altre volte a cercare il suicidio e che fosse in cura presso il centro psico-sociale di Castano Primo. Sembra anche che martedì si sia svolta la prima udienza per la separazione che la donna temesse di perdere l’affidamento del bambino. 
A dare l’allarme è stato proprio il consorte che recatosi in visita presso la donna non ha trovato nessuno in casa. Dopo una lunga attesa, ha chiamato alcuni amici o famigliari senza riuscire ad avere notizie dell’ex moglie e del piccolo. 
I due corpi sono stati trovati nel letto del canale artificiale che alimenta la centrale idroelettrica di Turbigo. In un primo tempo si era pensato ad un incidente. Il quadro clinico della donna e e le testimonianze del marito che ha raccontato di aver chiesto al tribunale un suo più diretto coinvolgimento nella custodia del figlio, possono essere alla base del gesto drammatico. 

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Pubblicato il 18 Dicembre 2003
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