Cattiva memoria e memoria ospitale

A proposito della Resistenza e del 27 aprile 1945, la lettera della sezione Anpi di Samarate e Vergera

Riceviamo e pubblichiamo

L’11 aprile di quest’anno l’allora sindaco Venco aveva deliberato di dedicare una targa ricordo delle fucilazioni avvenute in Samarate il 27 aprile del 1945 “perché il sangue dei vinti e la tragedia della guerra civile siano di monito per le future generazioni”.

La nuova giunta di Samarate, appena insediata, aveva cancellato la delibera e accolto la richiesta del Comitato per le celebrazioni del 60° della liberazione di segnare con una epigrafe la memoria di quei tragici fatti.

Nel frattempo l’esposto alla procura della Repubblica di Busto da parte della madre di uno dei fucilati e le deformazioni strumentali di certa stampa, i tentativi giornalistici di “riscrittura della storia” hanno da una parte distorto il comunicato della giunta di Samarate e forzato l’interpretazione di quei tragici eventi in termini di pacificazione, presentando i giovani fucilati in piazza come vittime, sminuendo il passato fascista e le sue responsabilità nella tragedia della guerra.

Questa pacificazione, oggi richiamata in nome di una comune pietà per  i morti, nasconde qualche pezzo di verità storica e costituisce un errore politico e civile.

La morte non lava via gli errori e le nefandezze dei  vivi.

Nella storia del nazismo ci furono milioni di morti per fame, per stenti, milioni di persone deportate nei campi di concentramento e sfruttate sino alla morte, uccise con il piombo o con i gas nei campi di sterminio colpevoli di appartenere ad etnie che per i razzisti dovevano essere cancellate dalla faccia della terra. Gli italiani che aderirono alle formazioni armate della Repubblica di Salò erano informati di questi delitti, sapevano dei campi di concentramento, degli stermini di massa e delle persecuzioni razziali. Una parte di loro disertarono, ma una parte rimasero fedeli fino all’ultimo all’alleanza con i nazisti, ne condivisero i misfatti.

Questo non può essere dimenticato e – ci suggerisce Giorgio Bocca – mettere sullo stesso piano i morti della Resistenza con i morti  del nazifascismo è un errore politico e civile.

E’ da un po’ di  tempo che si cerca un contrappeso in queste vicende della Resistenza,  si dice: c’è stato l’orrore nazista dei campi  e ci sono stati i gulag, le Fosse Ardeatine e le Foibe, le efferatezze fasciste e quelle partigiane. Si cerca di equiparare il male e si fa un’operazione, quella della somma degli orrori che certo non ci concilia, anzi azzera le differenze.

Noi dobbiamo ricordare con pari dignità tutti gli orrori e tutte le vittime del Novecento e resistere agli appelli di cancellazione del passato, ma dobbiamo rifiutare le posizioni che cercano di assegnare percentuali identiche di ragioni e di torti agli uni e agli altri.

Vorremmo a questo proposito indicare alcuni punti di attenzione e una cosa importante da portare avanti.

Il valore della Resistenza

Anzitutto la Resistenza è stato evento drammatico, carico di lutti, ma anche una vicenda luminosa che ha aperto alla Liberazione d’Italia e alla democrazia.

Il no al fascismo nel 1943 – 1945 è stato dato grazie all’impegno militare di partigiani, volontari della libertà e combattenti italiani ed alleati, all’impegno civile e senz’armi di donne, uomini e ragazzi, alle morti di quanti si opposero al regime per la libertà e la democrazia in Italia e in Europa. Il no è stato dato contro chi si schierò con il nazismo, il mito della razza e i campi di sterminio.

Ci sono stati certamente eventi oscuri, efferati, certe vicende di vendetta e non di giustizia compiute durate la Resistenza e all’indomani della Liberazione, vicende condannate o da condannare, ma questi episodi non cambiano la natura dello scontro e non inficiano la giustezza della lotta combattuta.

Ancora oggi bisogna tenere alto il valore della Resistenza come evento fondativo della Repubblica Italiana, della Costituzione e come impegno attuale per la democrazia, le libertà e la pace.

Gli abusi  della memoria e della storia

Ci sono  due rischi che oggi la società italiana corre.

L’uno riguarda le rimozioni, l’oblio del passato. E’ fastidioso guardare al passato, sostengono alcuni, per le sofferenze che hanno vissuto tutte le famiglie coinvolte nella tragedia della guerra; ed è anche superfluo, sostengono altri, perché bisogna vivere il presente e non curarsi troppo delle radici e delle nostre storie.

L’altro rischio è la riscrittura della storia; c’è oggi la marea montante del revisionismo che non solo ha sdoganato il fascismo, ma incrina il valore della Resistenza e quindi della Costituzione perché inquinata dal  comunismo, ridotto ad essere solo Gulag e addirittura reso colpevole degli stermini nazisti.

 Le posizioni di destra e neofasciste  affermano che  “il sangue dei vinti sia monito per le nuove generazioni” poiché frutto del comunismo, così come le foibe e le epurazioni “selvagge” dopo il 25 aprile.  Ogni Resistenza diventa dunque un cumulo di errori; e il crimine di cui viene accusata è quello di aver  provato a mettere fine agli orrori della storia, di aver tentato di  costruire giustizia e libertà su questa terra.

Tenere aperto il discorso

Bisogna contrapporre al revisionismo la discussione e la critica dei luoghi comuni diffusi nel discorso storico e nell’uso pubblico della storia, assumendo l’antifascismo nella molteplicità delle sue espressioni e tradizioni, come valore da ripensare e da aggiornare, come lascito su cui interrogarsi.

Alla cattiva memoria vogliamo contrapporre una memoria ospitale che sappia tenere aperto il discorso: non rinunciare a cercare la verità, a interrogarsi, a rischiare nuove aperture…

Per evitare di equiparare i resistenti con i soldati della repubblica di Salò, di confondere il giudizio storico morale con il rispetto che si deve avere per le morti e perché non si giunga a

una improbabile e falsa narrazione condivisa che affratelli gli italiani riproponendo lo stereotipo del buon italiano, dei buoni sentimenti … e di un generico amor patrio.

27 novembre 2005

Associazione nazionale Partigiani d’Italia

ANPI  sezioni di Samarate e Verghera

C’è che noi, nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio …

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, 1946

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 07 Dicembre 2005
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.