Sui piccoli imprenditori pesano le materie prime

Il dato emerge dai risultati della congiunturale Api

L’indagine congiunturale di API Varese relativa al secondo trimestre 2005 mostra il perdurare dello stato di preoccupazione delle imprese associate, che percepiscono come poco probabile una ripresa a breve dell’economia.

In particolare perdura la crisi per i settori della metalmeccanica, del tessile e dell’abbigliamento: una situazione che sconta l’impennata dei prezzi delle materie prime, in particolare dell’acciaio e del petrolio, nonché la massiccia concorrenza ad opera dei manufatti dei paesi emergenti ed in particolare della Cina.

Per questo l’Ufficio Studi di Api Varese ha promosso presso le aziende associate un monitoraggio dell’andamento delle materie prime, da cui è emerso che la percentuale media d’incidenza del costo delle materie prime, sul totale dei costi aziendali, è del 38,67%, per cui le oscillazioni marginali nel prezzo della materia prima hanno effetti ingenti sulla struttura dei costi di produzione e sul costo finale del bene.
Il dato viene ad assumere ulteriore rilievo se segmentato nei diversi settori produttivi: Plastico (43,17%), Metalmeccanico (40,17%), Tessile (42,25%), Cartografico (37,5%) e Legno (30,3%).

L’indagine ha analizzato anche la dinamica dei prezzi pagati dalle aziende negli ultimi 6 e 12 mesi, da cui è emerso che il differenziale medio dell’aumento per 6 mesi si attesta sul 5,36%, mentre il dato su base annuale risulta essere dell’11%.

Il settore metalmeccanico appare particolarmente esposto all’aumento dei prezzi delle materie prime: l’incremento medio annuale del 19,64% è al di sopra della media complessiva.  Per il settore plastico invece l’aumento annuo si attesta sul 12,4% mentre per il legno si raggiunge un aumento del 15,3%.

Il fattore relativo all’aumento eccessivo del costo della materia prima rappresenta la criticità dominante per le aziende, che va a ricadere pesantemente sull’approvvigionamento di materia prima (41%). Le aziende hanno registrato inoltre numerosi casi di fornitura irregolare (24%), oltre a episodi d’indisponibilità di materiale (11%): questi due fattori hanno delle evidenti ripercussioni sulla programmazione della produzione, che a sua volta provoca un incremento dei costi dovuti al fermo macchina, all’aumento degli scarti, ai costi diretti di riavvio degli impianti e ai tempi di attesa sulla messa a regime della nuova produzione.

I segnali di maggior preoccupazione si riferiscono al settore chimico plastico e al settore metalmeccanico, che si caratterizzano per essere importatori netti di materia prima, e per i quali i livelli d’incidenza sul costo del prodotto sono indubbiamente alti.

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Pubblicato il 04 Agosto 2005
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