Euro-gazzarra sfiorata a Palazzo Gilardoni

L'assenza di Speroni non basta ad evitare un breve quanto aspro scontro su quanto avvenuto a Strasburgo. Resa dei conti rinviata al 19 luglio?

Lui, Francesco Enrico Speroni, presidente del Consiglio comunale di Busto Arsizio, ieri sera a Palazzo Gilardoni era assente, pare giustificato dalla prossima partenza per un incarico relativo alla sua carica di europarlamentare. Così l’atteso tiro al piccione contro il "reprobo" esponente del Carroccio, protagonista della veemente contestazione di cui martedì scorso è stato fatto oggetto all’Europarlamento di Strasburgo il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è stato rinviato alla prossima seduta del Consiglio, il 19 luglio prossimo. Tuttavia una guerra di parole, misericordiosamente breve, non è mancata, anche in sua assenza.

Il Consiglio comunale ha infatti visto già nelle prime battute della seduta l’opposizione andare all’attacco per bocca del capogruppo dei Progressisti Alberto Grandi. A Strasburgo Ciampi era stato interrotto e contestato con veemenza da esponenti delle Lega Nord, tra cui Speroni stesso, quando aveva tessuto le lodi dell’euro. I parlamentari leghisti protagonisti della gazzarra erano poi stati espulsi dall’aula per le loro intemperanze, riprese dalle televisioni di tutta Europa, e al centrosinistra bustocco, come a quello italiano in genere, il siparietto era risultato indigesto.

«Dovremo rinviare una discussione più approfondita alla prossima occasione, in presenza di Speroni, ma non possiamo tacere» ha esordito Grandi. «Come centrosinistra abbiamo preparato due mozioni di condanna di quanto accaduto a Strasburgo». La prima mozione deplora nei termini più fermi l’accaduto ed esprime solidarietà a Ciampi – una prima formulazione, in cui il centrosinistra bustese si scusava con il presidente della Repubblica, è stata cassata all’ultimo momento da Rifondazione Comunista con la motivazione che il centrosinistra non aveva proprio nulla da farsi perdonare da Ciampi. La seconda mozione preannunciata da Grandi invita invece Speroni a dimettersi da presidente del Consiglio comunale. La lettura delle mozioni da parte di Grandi è stata interrotta da una breve schermaglia verbale con l’assessore
Giampiero Reguzzoni e dalla contestazione di parte della maggioranza al
grido di "buffone"; poi è stata la volta di alcuni elementi del numeroso pubblico presente in sala a prendere parte alla guerra di parole, e questa volta ad incassare il medesimo epiteto sono stati gli esponenti del Carroccio.
Placati a stento gli animi dal vicepresidente del Consiglio comunale Nino Pellegatta, che ha minacciato di far svolgere la seduta a porte chiuse se non cessavano le intemperanze, Franco Binaghi (Forza Italia) ha espresso una posizione equilibrata, ma che nondimeno è stata egualmente oggetto di una vivace contestazione dall’opposizione, a riprova di un clima non esattamente olimpico. Binaghi, pur condannando la «messinscena» leghista di Strasburgo e dichiarando di non condividere le posizioni del Carroccio sull’euro, si è detto certo della legittimità di tali posizioni politiche, purchè espresse in modo civile.
In seguito la seduta è proseguita nel rispetto dell’ordine dei lavori con la discussiione delle recenti vicende relative ad Accam SpA. Ora resta da capire se entro il 19 luglio gli animi si raffredderanno o se Speroni dovrà presentarsi a Palazzo Gilardoni con l’elmo. Celtico, naturalmente.

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Pubblicato il 07 Luglio 2005
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