La protesta dell’Einaudi: «Perchè toglierci tre classi?»
La decisione dell'ex Provveditore di diminuire le classi non è piaciuta ad insegnanti e studenti dell'istituto di via Cavour.

Una piccola contrazione era già stata messa a bilancio. Da trentasette classi si erano autoridotti a trentasei. Ma l’abbattimento deciso dal Centro Serizi Amministrativi (ex Povveditorato) proprio non se lo aspettavano.
Così l’istituto Einaudi, Istituto professionale per i servizi commerciali e turistici, ha deciso di rivolgersi ai media per avere aiuto nel comunicare la propria delusione: «Proprio non ci spieghiamo perchè sè stato deciso un taglio di ben tre classi – spiega il vicepreside Giovanni Baggio – Abbiamo registrato una lieve contrazione nelle iscrizioni del primo anno, ma è questione di cinque o sei ragazzi. È vero, c’è una situazione delicata al terzo anno, ma pensavamo che la particolare complessità della popolazione studentesca non avrebbe legittimato una contrazione. Invece, il CSA ha deciso di tagliare una prima, una seconda e una terza».
Il preside e i suoi collaboratori si sono rivolti al dirigente del CSA Antonio Lupacchino: «Fino ad oggi, però, non abbiamo ottenuto risposta e non riusciamo a capire le ragioni di un simile provvedimento. Nelle nostre classi abbiamo un elevato numero di alunni portatori di handicap: nella designazione dell’organico avevamo tenuto conto delle indicazioni del Dirigente regionale Dutto. Invece ….»
Tanta precarietà incide pesantemente sul clima all’interno della scuola: «Ne risente tutto il modo di operare. I nostri insegnanti, in questo clima di incertezza, potrebbero scegliere di andare in qualche altro istituto. Per noi sarebbe un dramma perdere qualche bravo docente, ma anche per gli insegnanti non è piacevole lasciare un lavoro avviato da anni….»
All’Einaudi, comunque, non disperano: «A luglio siamo chiamati a definire esattamente l’organico in base a tutte le iscrizioni di giugno. Può darsi che, ora di allora, la situazione sia risolta e la decisione rivista. Ma fino a quel momento lavoriamo con il fiato sospeso».
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