Anziani, un esercito inattivo

Convegno della Spi-Cgil a Malpensafiere; dati e analisi da un articolato studio sulla condizione dei pensionati varesini e lombardi

Fanno poca attività sociale e politica, hanno un gruppo ristretto di amici e 6 su 10 guardano la tv fino da una a tre ore al giorno. Sono i pensionati. È quanto emerge dalla ricerca “Tenersi per mano nella società dell’incertezza”, condotta dalla Spi-Cgil, che ha raccolto quasi diecimila interviste di suoi associati in Lombardia (di cui 563 nella nostra provincia), delineando un quadro articolato e preciso dei problemi della categoria, ma anche di opinioni e dubbi di un corpo sociale che rappresenta ormai oltre la metà degli associati Cgil (34.450 su 66.513 in provincia di Varese).

I risultati della ricerca compiuta da Spi-Cgil e coordinata da Virginia Bianchi offrono vari spunti di interesse. Si scopre, per esempio, che i pensionati Spi-Cgil mostrano una maggioranza assoluta (54,9% in provincia di Varese) di ex-operai, che non fanno politica (per l’83,2%), e per oltre il 60% guardano la televisione fino a tre ore al giorno.
I pensionati detestano il traffico (67%) e temono la delinquenza (59,3% a Varese contro il 55% in tutta la Regione); al sindacato chiedono soprattutto continuità con gli ideali professati in passato (55,6%) e un impegno, difficile, a tutelare tanto i propri interessi quanto quelli di figli e nipoti che entrano oggi nel mondo del lavoro.
Deludente, invece, il dato sulla partecipazione alle attività di volontariato, che ben il 75,8% dichiara di non aver mai svolto. Da dove deriva dunque tanta apparente apatia?

«Di questi dati darei una lettura diversa e meno negativa» dice Maurizio Ampollini del Cesvov – Centro servizi per il Volontariato in provincia di Varese. «La ricerca è parziale, ci mostra i pensionati Spi-Cgil e non l’universo dei pensionati in generale. I dati nazionali dell’Istat sul volontariato parlano, al contrario, di una forte partecipazione di anziani e pensionati alle attività in campo culturale e socio-assistenziale, soprattutto da parte delle donne. Se si pensa che già nel ’99 in Italia c’erano qualcosa come tre milioni e duecentomila volontari di tutte le età impegnati nei vari settori no-profit, e che di questi i pensionati erano e sono una percentuale a due cifre, la situazione appare meno negativa».

Resta il fatto che gli anziani spesso lamentano solitudine e mancanza di rapporti umani, e che la partecipazione al volontariato può rappresentare un’importante valvola di sfogo. «C’è molto margine per incrementare la presenza dei pensionati in queste attività» sostiene Ampollini. «Anche perchè per smuoverli dalla tradizionale diffidenza verso tutto e tutti occorre metterli in contatto anche con i più giovani. Un esempio è stata la nostra esperienza in cui i ragazzi dell’Ipsia di Varese hanno insegnato agli anziani ad usare Internet, riparando una frattura tanto generazionale quanto tecnologica e di sapere».

Per esaminare la notevole mole di materiale raccolta con questa ricerca e discutere della situazione attuale, la Spi-Cgil si è ritrovata a Malpensafiere per un affollato convegno cui hanno portato le loro esperienze il segretario provinciale dell’organizzazione Florindo Ratti e il segretario della sezione Ticino-Olona Giancarlo Bedinelli. Altri relatori erano per la Asl il direttore dell’Assi Lucas Maria Gutierrez e la dottoressa Ester Poncato, per il Comune di Varese il responsabile dell’area anziani Marco Vanetti, infine lo stesso direttore Cesvov Maurizio Ampollini e, per l’ufficio piano del distretto socio-sanitario di Sesto Calende, il direttore dottor Vidali. Numerosa e qualificata dunque la partecipazione dei relatori, che di fronte ai 150 presenti circa hanno esposto la realtà del mondo dei pensionati e degli anziani dai rispettivi punti di vista, evidenziando i problemi sanitari (Asl), socio-assistenziali (Comuni), economici di questa realtà che rappresenta ormai metà degli italiani: quelli che hanno costruito il Paese in cui viviamo.

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Pubblicato il 08 Febbraio 2005
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