Maremoto, oltre 175 mila le vittime
L’Indonesia resta lo Stato con il maggior numero di vittime, 115.229 secondo il bilancio odierno
Ha superato le 175.000 vittime il bilancio del maremoto che il 26 dicembre scorso ha colpito alcuni Paesi del sudest asiatico e dell’Africa orientale. A peggiorare ulteriormente la situazione sono state le cifre fornite questa mattina dalle autorità dello Sri Lanka, che hanno detto di aver ‘scoperto’ 7.275 morti, provenienti da aree sperdute dalle quali le comunicazioni arrivano con estrema difficoltà; la rivelazione ha portato a 38.195 il numero dei deceduti per lo tsunami nell’ex Ceylon.
Pur avendo ammesso sin dall’inizio che il suo Paese non era preparato a una catastrofe del genere, la presidente Chandrika Kumaratunga ha detto oggi che la popolazione “l’ha affrontata ed è ora pronta alla ricostruzione”. Alcuni cingalesi, però, stanno ricostruendo in riva al mare, incuranti dei futuri pericoli, perché molte zone vivono essenzialmente di turismo e i turisti preferiscono questo tipo di sistemazione. L’Indonesia resta lo Stato con il maggior numero di vittime, 115.229 secondo il bilancio odierno. Giakarta dovrebbe ricevere oltre 7 miliardi di dollari da governi, istituzioni e singoli individui, ma già alcuni temono che, in uno dei Paesi considerati tra i più corrotti del mondo, il danaro finisca per dare luogo a episodi di malversazione e corruzione.
Per il momento, comunque, le agenzie umanitarie fanno sapere che cibo e alloggiamenti sono sufficienti ad Aceh, la provincia più colpita, e sta diminuendo il timore di epidemie tra i profughi. In India il numero delle vittime, compresi i dispersi e quelli già dati per morti, è arrivato a 16.383, mentre in Thailandia sono 5.305. Goran Persson, primo ministro della Svezia – il Paese occidentale che ha perso centinaia di connazionali nel disastro – è in questi giorni proprio in Thailandia, dove ha visitato un tempio buddista divenuto una sorta di obitorio insieme con i premier norvegese e svedese.
Per quanto riguarda i morti in Myanmar (ex Birmania), il regime militare resta fermo sulla cifra di 59 vittime, mentre oggi la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura) ha sostenuto che sono stati colpiti dallo tsunami circa 200 villaggi disseminati sulla costa meridionale birmana; l’agenzia dell’Onu ha poi precisato che 17 villaggi di pescatori sono stati distrutti e almeno 53 persone sono state uccise dallo tsunami. In Malesia i morti sono 74, così come nelle Maldive, mentre in Bangladesh se ne contano due. In Africa orientale – Kenya, Seychelles, Somalia, Tanzania e Madagascar – i deceduti sono complessivamente 137.
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