Chiude la Torcitura di Rancio, in 50 a casa
Sindacati preoccupati per le aziende del tessile nell'Alto Varesotto. A settembre un censimento delle aziende per capire lo stato di salute del comparto
Un’altra azienda del settore tessile chiude i battenti. Questa volta tocca alla Torcitura di Rancio, dove i cinquanta dipendenti della storica azienda sono finiti in mobilità: l’azienda chiuderà a dicembre. Le voci di crisi che da tempo aleggiavano sullo stabilimento sono state confermate dai sindacalisti che seguono l’azienda. Per Salvatore Della Rocca, responsabile della Femca-Cisl, è ora di trovare uno sbocco alla crisi del tessile nell’Alto Verbano e annuncia un censimento dei lavoratori e delle aziende del territorio: «A settembre faremo un censimento perché il nuovo scenario aperto a seguito di tutte queste crisi sia chiaro a tutti» spiega Della Rocca. Un censimento che sarà utile alle istituzioni e alle associazioni di categoria per comprendere i motivi di una così alta percentuale di aziende del settore tessile che muoiono proprio nell’Alto Varesotto».
E così, con un settore in declino, dopo la chiusura della ex Stheli di Germignaga e la crisi della Ratti, in cassa integrazione nei mesi scorsi, cominciano le chiusure.
L’ultima in ordine di tempo è stata la Nastex di Brezzo di Bedero, che ha lasciato a casa una trentina di dipendenti solo qualche settimana fa.
Ma anche altre aziende del settore tessile, come confermano dal sindacato, sono in piena crisi.
«Tempo fa lo spettro si chiamava delocalizzazione, ed era dovuto allo spostamento all’estero della produzione, a causa dei costi di produzione più bassi – spiega Salvatore Minardi, della segreteria Filtea-Cgil -. Oggi si parla di chiusure vere e proprie. La situazione è assolutamente preoccupante per l’Alto Varesotto. Oltre alla Nastex e alla Torcitura di Rancio, nella zona che va da Laveno alla Svizzera esistono altre importanti realtà, come la Torcitura Valcuvia, di Cuveglio, la Ratti, a Luino, la Sartorio, di Cavona, e la Valdumentina, che ha già chiesto la cassa integrazione ordinaria. E la crisi di questo settore non rende immuni neppure aziende di grandi dimensioni. Nei prossimi mesi sarà importante proteggere non solo i posti di lavoro, ma anche la capacità industriale di queste aree».
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