«Rischio e creatività, così abbiamo coronato il nostro sogno»
Due ventenni creative e determinate. Ecco come hanno creato la loro impresa nel campo della moda
Sempre di corsa o sull’orlo di una crisi di nervi. Spesso le dipingono così. Mai semplici e comunque artefici del loro destino. A volte basta essere stufe di lavorare dietro ad un tavolo da disegno. «Abbiamo scelto di metterci in proprio, ci sono tante preoccupazioni e lavoro in più, ma le gratificazioni sono solo per noi». E così è stato per due giovani imprenditrici che dal 2001 hanno creato “Etradesign”. Etra, che letto al contrario è arte, si trova in via dei Fiori a Gallarate. Non è un negozio e neppure un laboratorio. Ma è un laboratorio-esposizione tutto insieme. Qui Dora Giglio e Deborah Romano sviluppano idee, creano disegni per gli stampati e i ricamati che andranno a personalizzare le linee di abbigliamento per bambini e ragazzi. Ma c’è dell’altro.
Il sogno di creare delle collezioni made Giglio e Romano e il desiderio di spaziare e dedicarsi anche ad altro, come l’allestimento artistico di vetrine, le hanno spinte a buttarsi in una piccola impresa.
Ventisette e ventotto anni: giovani e determinate. «Abbiamo frequentato insieme il liceo artistico a Varese e poi sempre insieme lavorato in uno studio di design e grafica a Como – raccontano – nel 2001 ci siamo messe in proprio perché volevamo coltivare questo lavoro, ma soprattutto realizzare e presentare una collezione disegnata artisticamente da noi, insomma non ci piaceva essere relegate a disegnatrici da tavolo, avevamo bisogno di spaziare e di dedicarci anche ad altro, come l’allestimento artistico delle vetrine».
Difficoltà? Quelle che hanno tutti quando iniziano. Ma nessuna in particolare per il fatto di essere donne. L’anno scorso poi c’è stato il contributo della legge 215 per l’imprenditoria femminile.
«Ci è servito per mettere su questo laboratorio, e lo spazio espositivo, per ampliare e far progredire la nostra idea, è stato più che altro un imput, che comunque ci permetterà di assumere una persona». La concorrenza c’è ed è poco controllabile, raccontano. Così come le grandi marche che delle volte copiano. «Ci è capitato di vedere le nostre idee usate da grandi marche alle quali avevamo proposto i nostri lavori, ci siamo mangiate le mani, ma abbiamo imparato come tutelarci».
ll giro di affari c’è, ed è di tutto rispetto. “Etradesign” personalizza le collezioni della grande distribuzione come Upim o Oviesse, per fare alcuni nomi. Blumarine baby oppure Byblos hanno figurato e figurano nella voce dei clienti.
Ora stanno pensando e progettando la loro collezione. Nessuna anticipazione ovviamente, sappiamo solo che sarà dipinta a mano da loro. E gli spunti? «Quelli li ricaviamo molto dai viaggi, Londra ci ha particolarmente ispirato, ma anche Barcellona, Valencia o Parigi». La mostreranno ovviamente in via dei Fiori, incorniciata dagli allestimenti originali che hanno pensato per lo spazio, che in futuro vorrebbe anche essere un negozio. «Ma l’idea è quella di vendere pezzi unici, personalizzati, insomma produzioni limitate». E la speranza per questo tipo di attività? «Che sia capìta».
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