«L’inquinamento ha salvato il lago di Varese»

Varese - Università - La situazione idrologica in provincia è buona. Lo assicura Giuseppe Crosa professore di ecologia all’Insubria, che promuove anche il bacino lacustre varesino

«Ormai il lago di Varese ha superato la fase critica e si avvia alla piena ripresa. Basta non abbassare la guardia e continuare con il monitoraggio e il controllo del sue acque, soprattutto d’estate». A parlare è Giuseppe Crosa, professore di ecologia all’università dell’Insubria, che da anni studia le acque del bacino lacustre. «Il nostro è un interesse esclusivamente accademico. Nessuno ci ha mai coinvolto nelle operazioni di recupero. E da osservatori possiamo assicurare che il peggio è ormai alle spalle, anche se d’estate si assiste ancora ad episodi di "anoressia", dato che tra i sedimenti è presente molto fosforo, che, in caso di carenza di ossigeno, viene rilasciato dal terreno: basta tenere sempre costantemente ossigenato il lago e tali fenomeni scompariranno naturalmente». Ancora, però, non si può prevedere quando durerà la cura del lago. L’unica certezza è che non è più in pericolo di vita. «È meglio chiarire però – sottolinea il professor Crosa – che un lago, come un fiume, ha una durata limitata: nasce, si sviluppa e muore. Soprattutto un piccolo bacino prima o poi accusa processi di eutrofizzazione. Il bacino di Varese ha visto solo accelerare questa evoluzione».
Paradossalmente, però, è stato proprio l’inquinamento selvaggio degli anni ’70 e ’80 ad aver salvato il lago di Varese: «In quegli anni non c’era cultura ecologica. Abbiamo assistito a deturpazioni ambientali terribili. La fortuna di questo bacino è stata quella di avere acque troppo putride per motivare lo sviluppo turistico o edilizio. Così oggi, con le operazioni di recupero ormai a buon punto, possiamo godere di un bacino idrico naturalisticamente bellissimo. C’è biodiversità, eterogeneità, tutte caratteristiche proprie della natura. Ci sono zone assolutamente vergini che, per noi studiosi ma anche per la gente comune, rappresentano ricchezze ineguagliabili».
Ma è tutta la provincia di Varese ad essere ricca di corsi d’acqua di pregio dal punto di vista naturalistico: "Questa provincia è un laboratorio a cielo aperto. Le nostre lezioni vengono spesso fatte direttamente sul letto dei fiumi. Il Tinella, per esempio, è un fiume eccezionale, bellissimo anche dal punto di vista estetico».
La nostra provincia non ha molto da rimproverarsi nemmeno in materia di sfruttamento del territorio: «Ci sono stati dei problemi, è vero. Ma sono nella natura delle cose le piene devastanti. Sono cicliche e naturali. È chiaro che il mancato rispetto della natura comporta effetti ancora più disastrosi. Oggi, non esiste una visione di rete. Ogni territorio pensa per sé e il suo obiettivo è quello di far scorrere l’acqua più velocemente a valle in modo da evitare disastri. Così, quelli che prima erano dei problemi che si suddividevano lungo il corso del fiume, oggi, spesso, si concentrano in una sola zona a valle».
Oggi c’è indubbiamente una diversa coscienza ambientale, ma per il professor Crosa si potrebbe fare di più: «Spesso sentiamo fare discorsi ecologici anche da chi non conosce la materia. Escono scenari inquietanti anche laddove non ci sono. Forse andrebbe aumentata la corretta informazione scientifica. La gente, se fornisci gli strumenti adatti, impara a conoscere da sola la natura e impara a rispettarla».

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Pubblicato il 20 Febbraio 2004
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