Il Ticino in ginocchio per salvare qualche spiaggia svizzera
E’ stata la protesta elvetica a determinare l’abolizione del “deflusso minimo vitale”. Se non si correrà presto ai ripari, però, non sarà facile superare l'estate
In una situazione normale, l’acqua caduta in questi giorni sarebbe stata una manna dal cielo per affrontare la stagione estiva. «Sarebbe stata immagazzinata all’interno del lago, pronta per i mesi più caldi», spiega Luigi Duse, il vicepresidente del Parco del Ticino. Ma quella che si sta vivendo oggi a sud del Lago Maggiore è tutto fuorché una situazione normale da quando il Ministero dell’Ambiente ha disposto l’abbandono della sperimentazione per il deflusso minimo garantito. «La sitauzione deve sbloccarsi il prima possibile -spiega Duse- perchè se non immagazziniamo acqua adesso, nei prossimi mesi non sarà facile garantire la sopravvivenza di piante, animali, pesci e la corretta irrigazione dei campi».

La stessa Coldiretti ha lanciato l’allarme per il rischio siccità nei campi «e proprio per questo motivo si sta mobilitando anche il Ministero dell’Agricoltura», afferma Duse. La situazione è però molto complessa e il rischio è che «un pantano burocratico a Roma non si riescano a fare le sufficienti scorte di acqua in questo periodo» con la conseguenza di non riuscire a garantire i 18 metri cubi di acqua al secondo, il livello vitale per il Ticino.
Ed è proprio la questione delle scorte di acqua ad essere alla base di questa paradossale situazione. Nelle estati 2012 e 2013, infatti, il livello del Lago Maggiore era salito a mezzo metro oltre il livello estivo (+1 sullo zero idrometrico) e così le autorità elvetiche hanno protestato. Ma 50
centimentri di acqua in più «non sono un disastro, anzi: Il livello che avevamo raggiunto quelle estati era pari al minimo fissato per legge durante il periodo invernale». Dunque «Locarno non rischiava certo di essere allagata» ma al massimo «qualche spiaggia è arretrata di un po’». Un piccolo prezzo da pagare se si considera che in quel modo «è stata evitata una grave siccità».
Proprio per questo l’appello del Parco del Ticino è quello di «ripristinare al più presto la sperimentazione, spiegando alla Svizzera i vantaggi che questa concretizza». Ma il tempo stringe.
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