“Scusi le è caduto questo”, ecco come funziona la truffa dell’anello
Il trucchetto si muove su un confine molto labile tra la truffa e un espediente ingegnoso per fare la carità. Gli orefici del centro: "va avanti così da anni"

Una foto dell’annello inviataci da una lettrice
Il trucchetto si muove su un confine molto labile tra la truffa e un espediente ingegnoso per fare la carità, sta di fatto che il “raggiro dell’anello” a Varese sembra essere molto diffuso come ci confermano alcune segnalazioni dei lettori e alcuni orefici del centro.
Il meccanismo è piuttosto semplice. Mentre siete a spasso per le zone centrali della città vi si potrebbe avvicinare una persona porgendovi un anello dorato. Se cercherete di spiegargli che non è vostro lui vi risponderà più o meno in questo modo: «lo ho trovato ma la mia religione non mi consente di tenere l’oro, questo anello non può rimanere a me dovete prenderlo voi».
Dopo avervi convinto ad accettarlo si congederà chiedendovi qualche spicciolo per riconoscenza, che di solito viene concesso: chi cinque euro, chi dieci, a seconda di quanto vi sentiate fortunati nell’aver appena ottenuto un anello d’oro perso da chissà chi.
Il problema, ovviamente, è che l’anello è falso: poco più che un pezzo di metallo di bassa lega, dorato e goffamente travestito da oro attraverso una piccola scritta: “18K”. Che evidentemente non sono il numero dei carati.
Alcune oreficerie del centro città ci confermano la diffusione di questo espediente che va avanti da almeno due o tre anni. Il consiglio per evitare il raggiro resta il più semplice: non accettate anelli dagli sconosciuti, neanche se vi dicono che lo hanno trovato per terra. Anche perché potrebbe accadere di peggio che rifilare qualche euro ad un furbetto: riguardardate Match Point di Woody Allen per scoprire cosa succede al poveraccio che trova un anello per terra e se lo infila in tasca credendo di aver fatto un affare.
Il meccanismo è piuttosto semplice. Mentre siete a spasso per le zone centrali della città vi si potrebbe avvicinare una persona porgendovi un anello dorato. Se cercherete di spiegargli che non è vostro lui vi risponderà più o meno in questo modo: «lo ho trovato ma la mia religione non mi consente di tenere l’oro, questo anello non può rimanere a me dovete prenderlo voi».
Dopo avervi convinto ad accettarlo si congederà chiedendovi qualche spicciolo per riconoscenza, che di solito viene concesso: chi cinque euro, chi dieci, a seconda di quanto vi sentiate fortunati nell’aver appena ottenuto un anello d’oro perso da chissà chi.
Il problema, ovviamente, è che l’anello è falso: poco più che un pezzo di metallo di bassa lega, dorato e goffamente travestito da oro attraverso una piccola scritta: “18K”. Che evidentemente non sono il numero dei carati.
Alcune oreficerie del centro città ci confermano la diffusione di questo espediente che va avanti da almeno due o tre anni. Il consiglio per evitare il raggiro resta il più semplice: non accettate anelli dagli sconosciuti, neanche se vi dicono che lo hanno trovato per terra. Anche perché potrebbe accadere di peggio che rifilare qualche euro ad un furbetto: riguardardate Match Point di Woody Allen per scoprire cosa succede al poveraccio che trova un anello per terra e se lo infila in tasca credendo di aver fatto un affare.
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