Obesità: in Italia il problema riguarda soprattutto gli uomini
In base a uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, il nostro paese si colloca al 136esimo posto per le donne e al 56esimo per gli uomini. I paesi più colpiti sono Cina e Stati Uniti
Uno studio della NCD Risk Factor Collaboration ha reso note le misure di peso e altezza di circa 20 milioni di adulti provenienti da 200 Paesi. La ricerca, condotta da scienziati dell’Imperial College di Londra e finanziata dalla Wellcome Trust Fundation, ha coinvolto l’Organizzazione Mondiale della Sanità e più di 700 ricercatori in tutto il mondo.
Alla ricerca ha partecipato ancheil Centro Ricerche in Epidemiologia e Medicina Preventiva (EPIMED) dell’Università dell’Insubria, diretto dal Professor Marco Ferrario, con i dati antropometrici relativi alla popolazione della Brianza, misurati nel corso dello studio MONICA-Brianza (http://epimed.uninsubria.eu, pagine dedicate all’epidemiologia cardiovascolare).
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, ha analizzato i trend temporali dell’Indice di Massa Corporea dal 1974 al 2014. L’Indice di Massa Corporea di una persona è una misura del peso in rapporto all’altezza, e viene comunemente utilizzato per stimare la quantità di peso in eccesso rispetto all’atteso.
I ricercatori hanno stimato per il 2014 un numero complessivo di 266 milioni di obesi tra gli uomini e 375 milioni tra le donne, pari al 10.8% e al 14.9% della popolazione mondiale, rispettivamente. Dal 1975 al 2014, la prevalenza di obesità si è triplicata negli uomini, e più che raddoppiata nelle donne. Se il trend dovesse continuare, si stima che nel 2025 circa 1 abitante su 5 del Pianeta sarà obeso.
Se la palma dell’obesità spetta a Cina e USA, l’Italia si posiziona al 136° nelle donne e al 56° posto negli uomini per media di Indice di Massa Corporea, con 6.7 milioni di obesi tra le donne (21.6%) e 5.8 milioni tra gli uomini (21.4%). Numeri purtroppo destinati ad aumentare, visto che le proiezioni per il 2025 indicano una prevalenza di obesità al 26% nelle donne e al 29% tra gli uomini. Tali numeri suggeriscono di tenere alta la guardia e di intensificare gli interventi per la prevenzione, anche per evitare di dover affrontare nel prossimo futuro tutto il peso delle complicanze connesse a tale condizione.
Oltre alla pubblicazione (Lancet 2016,387:1377-96;http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736(16)30054-X.pdf) in esteso, sono disponibili alcune mappe interattive che mostrano i dati per i singoli Paesi e i confronti tra Paesi, sul sito: www.ncdrisc.org.
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