Gli Artigiani propongono una cura d’impresa per i giovani

Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, parla di futuro, fiducia, passione. «Siamo disposti a credere in start-up sinceri, veri, spavaldi. Ricchi di passione. Politiche per il futuro e per i giovani: è questo il punto. Incentivi non solo all’occupazione ma anche alla neo-imprenditoria»

giorgio merlettiCura d’impresa per i giovani. Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Varese, parla di «futuro, fiducia, passione. E contaminazione. I giovani sono il sale della vita. Ma spetta a noi – alla società civile e ai rappresentanti dell’economia, soprattutto – offrire una guida a chi rischia di perdere importanti punti di riferimento».
Il 21% della popolazione italiana tra i 18 e i 29 anni sceglie di studiare in una nazione straniera. E più di 60mila giovani italiani – lavoratori o in cerca di lavoro – abbandonano la loro nazione per cercare migliori occasioni all’estero. Per il 40% di un campione di giovani tra i 25 e i 34 anni, vivere in Italia è una sfortuna.
Che fare? «Partiamo dai “preliminari”: avvicinare scuola e lavoro – dice Merletti -.  Aprire le nostre imprese e tutti quegli gli istituti dove la manualità – intesa non solo come tecnica ma anche come idee, conoscenza dei materiali, dominio del processo di produzione – è strumento di conoscenza e crescita. Apriamo le università, dove il design si può legare all’artigianato, dove il piccolo imprenditore può collaborare con la grande industria e dove i giovani, finalmente, possono toccare con mano il miracolo della materia. Apriamo i musei, permettiamo agli imprenditori di raccontarsi, creiamo un contatto costante tra gli studenti e chi fa impresa. Lasciamo che i due mondi si contaminino, che sia l’imprenditore a mostrare come si tiene una lima ma anche come si programma una macchina». 
«È il virus del creare che si deve trasmettere alle nuove generazioni – continua il presidente di Confartigianato -. Manifestiamo il nostro interesse ad un’occupazione giovanile nelle micro e piccole imprese: siamo disposti a credere in start-up sinceri, veri, spavaldi. Ricchi di passione. Politiche per il futuro e per i giovani: è questo il punto. Incentivi non solo all’occupazione ma anche alla neo-imprenditoria, non solo ai lavori tradizionali ma anche alle idee rivoluzionarie di chi genera innovazione. A chi ha il coraggio di impiantare il seme della diversità anche in tutto ciò che può essere bio e alternativo. Ma anche a chi vuole essere acconciatore, fornaio, impiantista, installatore, edile e vuole fare con la testa e non solo con le braccia. Agevolazioni fiscali per chi scommette su se stesso: perché Il manifatturiero è da sempre un incubatore di capitale umano. Nelle micro e piccole imprese lombarde il “self-made” ha trovato una nuova ragione d’esistere. Dobbiamo premiare il pensiero e l’utopia: quella scintilla che non è modello ma dietro la quale si intuisce un nuovo modo di concepire il lavoro». 
Formare, istruire, affiancare. Capire. Sono queste le parole chiave usate da Merletti: « I ragazzi italiani lavorano meno di altri: perché coloro che cercano lavoro sono sempre meno e tra quelli che lo cercano sono sempre meno coloro che lo trovano. Il rapporto tra il livello di disoccupazione dei giovani e quello degli adulti, in Italia, è pari a 4 (per ogni disoccupato adulto ci sono 4 disoccupati giovani) contro il 2,4 dell’area euro e l’1,4 della Germania. I giovani, dunque: contagiamoli e conquistiamoli con la bellezza dell’imprenditoria che si fa esperienza globale. Dobbiamo dire loro quanto può essere affascinante questo artigianato che è sempre più l’espressione logica della trasformazione di un vecchio mestiere in qualcosa di tecnologico, pulsante, innovativo. Una realtà nella quale un giovane potrebbe inventare, provare, vivere sulla sua pelle il sogno di poter cambiare il mondo. Contro tali dati si deve porre il talento, l’ispirazione, la passione. Coltivare quella micro e piccola impresa che modella, cambia e migliora la società. Un antidoto contro quella “nullafacenza giovanile” (chi non studia e non lavora) che, secondo il Censis, in Italia raggiunge l’11%: tre volte quella della Germania, della Francia e dell’Inghilterra. La media europea è del 3,4%. Gli imprenditori devono ascoltare e consigliare; i giovani devono proporre e promuovere. Sono loro le vere leve. E sono loro a doverci dire, un giorno, che è valsa la pena vivere un sogno da imprenditore».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2011
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