Le condizioni degli oceani? Appena sufficienti
Il magazine Nature presenta la ‘pagella’ delle coste mondiali, attribuendo voti e analizzando tutti gli aspetti di ogni singolo mare costiero del mondo. Italia penalizzata dallo sfruttamento turistico
È stata pubblicata dal magazine Nature la ‘pagella’ delle coste mondiali, che promuove, boccia eattribuisce voti alla salute degli oceani. Il voto globale raggiunge la sufficienza con 60 su 100 nella
valutazione con un indice (Ocean Health Index) che tiene conto delle condizioni degli ecosistemi
marini e dei benefici che ne possono derivare per l’uomo, e dunque il difficile equilibrio tra i
bisogni dell’ambiente e le necessità umane.
I ricercatori si sono impegnati ad analizzare ogni singolo mare costiero del mondo, valutandone
fattori ecologici, economici, sociali e politici. I singoli aspetti considerati sono stati dieci, e tra
questi la pulizia delle acque, la biodiversità, la disponibilità di cibo e l’economia costiera.
I voti più alti sono stati attribuiti anche alle coste di alcune delle nazioni più sviluppate nelle
zone del nord Europa, Canada, Australia e Giappone, mentre gli Stati Uniti raggiungono la
sufficienza con 63/100 così come l’Italia (60/100): le nostre coste ottengono ottimi voti per quanto
riguarda la biodiversità (86/100) e la pulizia delle acque (72/100), mentre la bocciatura è netta
sul mantenimento turistico delle coste con un punteggio di 8 su 100 e la loro protezione (35/
100).
Il migliore punteggio in assoluto l’ha ottenuto l’isola deserta di Jarvis
, un territorio corallinodisabitato nell’oceano Pacifico. Risultati negativi sono invece stati registrati dall’Africa occidentale, il Medio Oriente e l’America centrale.
”Quando concludiamo dicendo che la salute degli oceani vale 60 su una scala di 100, questo
non significa che stiamo andando male”, commenta l’ecologa Karen Mcleod dell’università
dell’Oregon, “Invece questo ci dimostra che c’è ancora un margine di miglioramento, ci suggerisce
quali azioni strategiche possono fare la differenza e ci dà un punto di riferimento su cui misurare i
progressi nel tempo. L’indice – conclude – ci permetterà di seguire ciò che sta accadendo alla salute
globale degli oceani”.
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