Il museo della bambola che fa sognare adulti e bambini

Viaggio in una delle collezioni più ricche del mondo. E dal 25 maggio, nelle sale della Rocca, si aprirà l’esposizione “Casa di bambola”

Sembrerebbe per bambini, ma nelle sue sale anche gli adulti possono sognare ad occhi aperti.
Parliamo del “Museo della bambola e del giocattolo”, allestito nella Rocca Borromeo di Angera e fortemente voluto, dal 1988, da Bona Borromeo Arese, in uno scenario che già paesaggisticamente, con lo stupendo contorno del Lago Maggiore, può considerarsi da sogno.
Passata una prima sensazione di soggezione nell’entrare in un poderoso maniero che racconta una storia secolare, le sale, subito c’immergono in un’atmosfera rarefatta, dove le luci soffuse fanno risaltare da teche lucenti un occhieggiare di bambole e bambolotti che ci vengono incontro nei loro abbigliamenti originali e ci fanno regredire alle fiabe infantili, a ricordi che emergono dall’inconscio.
Ma questa preziosa raccolta, curata e aggiornata dal professor Marco Tosa, uno dei massi esperti del settore, tra le più importanti nel mondo e vanto di tutta la provincia di Varese, segue anche un rigoroso itinerario geografico e storico.
Scopriamo così i cambiamenti di gusto e di costume che, dai primi esempi del ‘700, arrivano fino al prototipo della “Barbie” e alla bambola sexy con corredo da spogliarello.
Queste più che 1400 bambole ci offrono pure l’evolversi delle tecniche e dei materiali, che vanno dalla cartapesta al legno, dalla cera alla porcellana, che presentano volti e corpi rigidi e, poi, con l’andare del tempo, snodabili e mobili, addirittura con la possibilità di atteggiarsi a diversi stati d’animo.
Per fare un esempio concreto di come queste “pupattole” fossero un portato della cultura dei tempi, basti pensare alla diffusione, a fine ‘800, dei “bebé caractère”, non più fissati in un’astratta immobilità emotiva, ma realizzati in pose quotidiane ed espressive ai limiti dello sgradevole, in modo consono a quel realismo, che l’affermarsi della cultura positivistica suggeriva.
E dal 25 maggio, sempre nelle sale della Rocca, si aprirà l’esposizione “Casa di bambola”, con rare miniature di casette, negozi e aule di scuola dove collocare in modo ancora più “vero” la vita delle bambole.
Poi, per rituffarci nel mondo del sogno, ecco la sala degli automi, dove straordinari personaggi animati recitano una fantastica commedia, che si può rivivere su un grande schermo che ne riproduce anche le musiche.
Alla fine, viene proprio da chiedersi, come fa Marco Tosa nel ricco catalogo della mostra, ma, “allora, cosa c’entrano i bambini?”.
Tutti questi bambolotti, pupattole, bebé sono stati forse un pretesto del mondo degli adulti che avevano scoperto un “mercato” redditizio; oppure, dietro tutto questo non ci potrebbe essere l’eterno desiderio di ritornare bambini che ogni uomo cova nel suo profondo?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 maggio 2013
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