Troppi insulti, chiuso il gruppo “Sei di Gavirate se…”
Ma su Facebook gli utenti del social si stanno già mobilitando per creare un’altra comunità dove scambiarsi idee e informazioni

Libertà totale di parola e di espressione non vuol dire libertà di insultare persone fisiche, di ingiuriare, o addirittura minacciare. Specialmente si se parla di argomenti che riguardano una comunità, come l’introduzione di nuovi parcheggi o l’arrivo di richiedenti asilo in città: frasi razziste, offensive, a volte cariche di odio che non hanno in alcuni casi risparmiato neppure gli amministratori pubblici.
Allora con un messaggio pubblico ieri, 19 dicembre, il gruppo “Sei di Gavirate se…” è stato chiuso dal suo amministratore.
Addio a 1800 utenti circa, che ogni giorno si scambiavano informazioni su dove trovare una pizzeria, ma anche articoli di giornale, o semplici opinioni su fatti della vita quotidiana della cittadina. E adesso? È bastato un post (“E così è sparito il gruppo Sei di Gavirate se ….”) – del conosciutissimo Claudio Ossola, colonna portante della Proloco, dove milita da 33 anni e da 15 gestisce la biglietteria alla stazione ferroviaria, per scatenare decine e decine di commenti sulla sorte del gruppo, facendo scattare la scintilla per dar vita ad un altro spazio pubblico di dibattito.

“Gavirate nel cuore”, “Noi di Gavirate”, “Gente di Gavirate”, e così via: su Facebook si stanno già organizzando tavole rotonde, serate di ritrovo per tenere a battesimo la nuova agorà pubblica dove poter tornare a parlare e a scambiarsi informazioni. Il “totonomi” per il nuovo gruppo spopola proprio in queste ore: a un giorno dalla chiusura, alcuni utenti molto attivi nel gruppo oramai chiuso hanno dato vita a “Gavirate Viva”, che nel giro di pochissimo ha già alcune decine di iscritti.
Della serie: morto un papa se ne fa un altro. Un fatto che raccontato così farebbe sorridere, ma che nella realtà produce effetti, e anche pesanti: le regole del codice penale per la diffamazione, o l’ingiuria, si applicano anche per le comunicazioni in rete, di fronte ad una platea che solo apparentemente è virtuale: si tratta infatti di utenti veri e propri, che anche con nomi di fantasia possono venir riconosciuti attraverso l’indirizzo IP.
Criticare è lecito e ben accetto. Offendere no.
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Secondo me è sbagliato il metodo comunicativo, il social network, dove ci si riduce a sparare a zero su tutto e tutti nella più profonda ignoranza.
Le discussioni vanno fatte a quattr’occhi. Affittate una sala consiliare ogni 15 gg e mettete in piazza le problematiche guardando negli occhi le altre persone.
I leoni da tastiera, subito pronti a scaricare le proprie ansie spariranno e ne avrete guadagnato un dibattito tra persone civili. La libertà è partecipazione, non limitarsi a scrivere di tutto di più su di un portale web (inutile)