Andrea Mirò: “La musica è (anche) stupore”

L'intervista alla cantautrice che domenica 22 gennaio sarà in concerto al Twiggy Caffè

Musica Generica
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Andrea Mirò è una di quelle cantautrici che lasciano sempre il segno. Lo ha fatto anche questa volta, attraverso dodici canzoni inedite, realizzate con la collaborazione di Manuele Fusaroli, già produttore di Nada, Le Luci della Centrale Elettrica, Giorgio Canali e Tre Allegri Ragazzi Morti.

Un album dal titolo “Nessuna paura di vivere” dove racconta nude verità, battaglie, cambiamenti e che oggi ha scelto di presentare in piccoli locali, accompagnata dal polistrumentista Daniel Bestonzo. «Ci tenevo molto a ricreare, anche nei live, l’atmosfera del disco in un’ambientazione intima ma molto evocativa» spiega la cantautrice che domenica 21 gennaio sarà in concerto al Twiggy di Varese (ingresso libero, dalle 21 e 30).

È un album uscito ad aprile che hai già portato in giro per l’Italia, come è stato accolto dal pubblico?
«Ho iniziato a presentare questo disco in solitaria ad ottobre. Prima l’ho fatto insieme ai Perturbazione, band che ho accompagnato anche durante il tour europeo. È stata un’esperienza bellissima, con persone che stimo da sempre. Ora presento questo disco in posti piccoli, con un numero di pubblico contenuto in vista del tour estivo. In questa avventura sono accompagnata da Daniel Bestonzo, un polistrumentista molto bravo con una sensibilità simile alla mia. Abbiamo cercato di ricreare dal vivo l’atmosfera del disco dove il suono è fondamentale. Sarà un’ambientazione intima ma molto evocativa»

Però è un disco molto diverso dai precedenti
«Il pubblico che mi segue ha capito che ogni volta torno con un progetto diverso. Mi è sempre piaciuto esplorare e mi pongo sempre un obiettivo più lontano di quello precedente. La mia è un’esplorazione che non porta ai primi posti in classifica ma è quello che mi piace fare. È la mia cifra stilistica e ne vado fiera».

Il fatto di aver sempre seguito la tua strada senza compromessi, in qualche modo ti ha penalizzata?
«Se non rischi è difficile porsi ogni volta un obiettivo più lontano. Credo che il lavoro dell’artista sia sopratutto quello di mettersi in gioco, di percorrere strade nuove che possano stimolare l’immaginario delle persone. È un percorso accidentato per tanti motivi, tra cui il voler andare al di là del suono più omologato e di facile impatto. Credo però che esista una frangia di persone  sempre alla ricerca di qualcosa che li possa stimolare. Sono scelte che creano più discussione ma anche più stupore. Non sono una paladina della rivoluzione, io faccio la mia rivoluzione, poi, chi ama mi segua. Credo che il panorama musicale di oggi stia offrendo diverse alternative, spero succeda sempre di più».

A tal proposito, ci sono artisti che ami in modo particolare in questo momento?
«In questo momento mi interessa il lavoro di rapper come Dargen D’Amico e Murubuto che reputo “un gigante” e un artista di grande spessore. Per quanto riguarda il panorama del cantautorale italiano penso ci sia tanto fermento anche se, spesso, in mezzo a ciò che viene definito alternativo c’è tanto pop»

Quello del cambiamento e del superamento della paura sono temi cardini del tuo ultimo disco
«Superare una paura, affrontare un cambiamento significa aprire le porte verso qualcosa di nuovo. Ogni disco è uno step in più rispetto a quello che hai fatto prima e porta con se una consapevolezza nuova. Mi preme ogni giorno buttare l’occhio su problematiche sociali o storie minimali, quando le racconti con la musica le rendi universali. In “Non chiedo di più” parlo di un amore maturo, in “E’ così importante” del momento in cui ti guardi indietro e tiri le somme di ciò che hai fatto».

Nella tua carriera hai fatto esperienze di tipo diverso. Quali progetti ti piacerebbe realizzare nel futuro?
«Mi piacerebbe scrivere qualcosa per il teatro e musicarlo. Ho iniziato a frequentarlo e anche a recitare, mi piace molto. Il teatro permette di vivere una dimensione che amo molto, ogni volta che riproponi la messa in scena è come ricominciare da capo. Unire la messa in scena della realtà alle canzoni sarebbe “una bomba”. Io sono possibilista, credo che tutto possa succedere»

A proposito di esperienze, sei stata più volte al Festival di Sanremo. Cosa pensi di questa edizione?
«Ho partecipato al Festival di Sanremo come musicista, come direttore d’orchestra, nella giuria di qualità, come interprete. Devo solo presentarlo e poi ho fatto tutto (ride, ndr). Quest’anno me lo godrò da casa, sono curiosa di vedere la kermesse ma sopratutto di vedere la serata delle cover, è sempre un modo per capire la chiave di lettura di un artista, può essere illuminante ma anche avvilente».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2017
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